La tecnologia di cattura post-combustione giocherà un ruolo importante nella
riduzione delle emissioni di anidride carbonica dalle centrali a carbone. In
concreto si tratta di aggiungere, in coda al trattamento dei fumi già presenti
nelle centrali, un ulteriore sistema che ha il compito di separare la
CO2, concentrarla e renderla disponibile per il trasporto e lo
stoccaggio geologico.
La sfida è quindi definire il migliore processo per il trattamento di una
grande quantità di fumi (per una singola centrale parliamo di circa 3 milioni
di tonnellate di CO2 l’anno), integrandolo all’impianto in modo da
minimizzare la perdita di rendimento.
Presso la centrale di Brindisi, Enel sta sviluppando un progetto pilota in
piccola scala. In seguito è prevista una fase dimostrativa su grande scala, da
realizzare in un sito ancora da definire, anche in relazione alla
disponibilità, nei suoi pressi, di adeguati siti geologici per lo stoccaggio
della CO2.
Per valutare le potenzialità di stoccaggio geologico in idonei siti in
prossimità delle centrali a carbone, Enel si avvale della collaborazione degli
istituti di ricerca nazionali nel settore, come l’Ingv (Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia) e l’Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e
Geofisica Sperimentale), e di altre istituzioni europee.
L’obiettivo finale è di realizzare entro il 2014 un impianto dimostrativo per
la cattura post-combustione e lo stoccaggio geologico della CO2,
presso una grande unità alimentata a carbone.