Alla ricerca dei ghiacciai perduti

Alla ricerca dei ghiacciai perduti

La Patagonia è la quarta tappa del progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”, promosso dall’alpinista e fotografo Fabiano Ventura, e sostenuto da Enel, per documentare fotograficamente gli effetti dei cambiamenti climatici

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Le fluttuazioni glaciali avvengono da migliaia di anni. Ma oggi si assiste a un'accelerazione del fenomeno: i ghiacciai si stanno modificando, contraendosi sempre di più, con una rapidità mai registrata in passato. Nella Patagonia cilena, il ghiacciaio Exploradores sta fondendo alla velocità di 4-6 cm al giorno. Lo stesso accade in Alaska, e fenomeni analoghi sono stati osservati in Pakistan sulla catena montuosa del Karakorum, e sul Caucaso, in Russia. Le masse glaciali stanno collassando a un ritmo impressionante e la comunità scientifica non ha dubbi: la responsabilità è del riscaldamento globale.

 

Il segno del clima

“Sulle tracce dei ghiacciai” è un progetto scientifico di fotografia-comparativa promosso nel 2009 da Fabiano Ventura, alpinista e fotografo, per raccontare, attraverso immagini, confronti, ricostruzioni video e dati topografici, come il surriscaldamento del Pianeta stia modificando i paesaggi dei ghiacciai perenni. La spedizione “Ande 2016”, la quarta del progetto sostenuto da Enel Green Power, ha portato Ventura insieme a un’equipe di ricercatori e filmmaker in Patagonia, sulle tracce del missionario salesiano, fotografo ed etnologo Alberto Maria de Agostini, autore, tra il 1912 e il 1945, di un ampio reportage dell'area. Ripercorrendone i passi, Ventura ha documentato gli stessi paesaggi fotografati dal missionario circa 100 anni fa. I risultati della spedizione in Patagonia confermano quanto già registrato nelle precedenti tre missioni in Karakorum, Alaska e Caucaso. Dal confronto tra gli scatti emerge con evidenza come le immense distese di ghiaccio della Patagonia, al pari di quelle che colmavano la valle del ghiacciaio Upsala (lunga 70 chilometri e larga oltre 10), stiano scomparendo, ritirandosi per decine di chilometri.

 

L'Atlante dei ghiacciai

L'archivio di immagini e dati cui sta lavorando Ventura si candida ad essere la più importante documentazione dedicata ai ghiacciai della Terra, realizzata attraverso la tecnica della fotografia comparativa. “Uno dei valori principali di questa iniziativa scientifica – ha sottolineato il fotografo - è aver previsto spedizioni in catene montuose e aree glaciali diverse, con la possibilità per i ricercatori di avere un quadro ampio a livello globale”. Le dinamiche dei ghiacciai dipendono infatti da una molteplicità di fattori e, attraverso il lavoro di documentazione e l'impostazione “archeologica” e comparativa della ricerca, ha spiegato responsabile scientifico del progetto Claudio Smiraglia, è possibile osservare le diversità di comportamento dei ghiacciai e individuare un’unica causa del loro rapido scioglimento.

“I risultati di questa ricerca permettono agli scienziati di definire un quadro clinico generale certo, che ci dice senza ombra di dubbio che in Karakorum, in Alaska, nel Caucaso e nelle Ande c'è una netta regressione delle masse glaciali”
Claudio Smiraglia, responsabile scientifico progetto “Sulle Tracce dei Ghiacciai”

 

Il fotografo-alpinista, l'energia e la febbre del pianeta

“Testimoniare la sofferenza dei ghiacciai è l'obiettivo del mio progetto, per comunicare l'urgenza di cambiare rotta e sensibilizzare un pubblico sempre più ampio sulle conseguenze del cambiamento climatico e sulle responsabilità dell'uomo”.

“La Terra non ci è stata data in dono dai nostri padri, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli”
Fabiano Ventura, fotografo-alpinista

“La natura ci insegna l'umiltà e il rispetto, la sua forza supera qualsiasi possibile previsione. Non è più possibile sfruttarla senza rispettarla”.

Un concetto ribadito nel corso dell'evento anche dall'Amministratore Delegato di Enel, Francesco Starace: “Guardiamo il Pianeta che cambia a causa delle attività antropiche, ma raramente ragioniamo su come l'uomo è cambiato. Sulle Tracce dei Ghiacciai è in realtà un progetto sulle tracce dei fotografi e ogni spedizione richiede un lavoro di preparazione enorme. Fotografare i ghiacciai andando nello stesso posto quasi un secolo dopo, nella stessa posizione, cercando gli stessi sassi, nella stessa ora e giorno è il vero significato di questa ricerca che trascende il clima, il Pianeta e riguarda l'uomo. Sono foto bellissime, ma anche tragiche”. 

“La febbre del Pianeta è oggi un'evidenza macroscopica. Dobbiamo eliminare i gas serra. Il nostro impegno come azienda energetica è ridurre il più possibile le emissioni di CO2 rendendo più efficienti i nostri impianti, promuovendo la mobilità elettrica, portando elettricità e sostituendo le fonti fossili, ovunque possibile, con le rinnovabibili”
Francesco Starace, CEO Enel

 

I ghiacciai tra sostenibilità e innovazione

Nel corso della spedizione Ande 2016 sono state scattate più di mille fotografie, tutte georeferenziate e inserite in un software, per realizzare un modello 3D grazie al quale il ghiacciaio può essere visitato virtualmente, consentendo ai ricercatori di osservare e misurare da remoto forme e geometrie e di confrontarle con altri modelli 3D elaborati da immagini satellitari. Tutte tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto scientifico GlacioVar, finanziato dal governo italiano, in collaborazione con le università La Sapienza di Roma, la Statale di Milano e l'Associazione Macromicro. Accanto alle più moderne macchine fotografiche digitali, Ventura ha eseguito gli scatti anche con macchine analogiche, per ottenere la stessa distorsione focale e poter sovrapporre perfettamente le immagini. Il progetto si chiuderà nel 2020, al termine di altre due spedizioni, una sulla catena dell'Himalaya e l'ultima sulle Alpi.

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