Energia blu, nasce il TP Ocean Platform

Pubblicato giovedì, 19 giugno 2014

Produrre energia elettrica dal mare non è facile: vanno individuate e risolte le criticità che oggi impediscono a questo mercato di decollare. Costi elevati, sviluppo di tecnologie sostenibili e vincoli burocratici sono i punti deboli individuati nei giorni scorsi a Dublino durante la prima riunione dell'Ocean Energy Forum, creato per dare attuazione al piano strategico per l'energia blu delineato da Bruxelles. 

Il Forum ha dato il via anche al TP Ocean - Technology & Innovation Platform for Ocean Energy – un gruppo di lavoro che definirà progetti e priorità per arrivare nel 2025 alla piena commercializzazione dell'elettricità marina.

Oggi l'economia blu occupa in Europa cinque milioni di lavoratori in settori diversi, dalla pesca alle energie rinnovabili offshore. Queste ultime includono la produzione di eolico, a cui potrebbe aggiungersi lo sfruttamento delle onde, delle maree e delle correnti marine. Sempre dal mare si può produrre energia dalle differenze di temperatura tra acque superficiali e acque più profonde o dal grado di salinità tra acqua salata e acqua dolce. Un settore che potrebbe generare occupazione e assicurare energia da fonti rinnovabili pari al 78% del consumo della Ue.

È però necessario migliorare le conoscenze delle risorse oceaniche per capire come sfruttarle in modo sostenibile. Il 30% dei fondali europei non è ancora stato esplorato: mancano competenze per lo sviluppo di una filiera industriale, come già emerso nell'offshore eolico. Quest'ultimo nel 2020 potrebbe raggiungere il 30% della capacità eolica installata, creando 191mila posti di lavoro.

L'energia blu rappresenta quindi una frontiera, su cui peraltro Enel è già impegnata. Il gruppo sviluppa tecnologie per l'eolico offshore e ha avviato la seconda fase di test sulla macchina marina R115, messa in esercizio a largo di Punta Righini (Livorno, Italia) a fine 2013. Un'innovazione realizzata in collaborazione con 40South Energy in grado di generare, a regime, 220mila kWh l'anno. Su questo tipo di tecnologia – a impatto zero, di facile manutenzione e installazione – prosegue la ricerca, per incrementarne la potenza e diffonderla sia nel Mediterraneo che in ambiente oceanico, in particolare in Cile e Usa.