Europa: nel futuro dell'energia regole certe e innovazione

Pubblicato venerdì, 20 giugno 2014

L'Europa necessita di investimenti per oltre duemila miliardi di dollari entro il 2035. Obiettivo: sostituire gli impianti obsoleti e raggiungere i target di decarbonizzazione stabiliti dall'Unione Europea. Questo lo scenario del World Energy Investment Outlook, il report della IEA (International Energy Agency) presentato da Fatih Birol, Chief Economist IEA e discusso in una tavola rotonda nell'Auditorium di Enel, cui hanno preso parte lo stesso Birol, l'amministratore delegato di Enel Francesco Starace, quello di Edison Bruno Lescoeur e Guido Bortoni, presidente dell'Autorità per l'energia Elettrica, il gas e il sistema idrico.

L'evento è stato introdotto da Patrizia Grieco, presidente di Enel, che ha sottolineato come “gli investimenti rappresentino da sempre un fattore cruciale per la crescita economica e lo sviluppo sociale. Un quadro normativo chiaro, coerente e stabile è essenziale per consentire agli operatori di pianificare le strategie e gli investimenti necessari allo sviluppo sostenibile del settore energetico”.

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Francesco Starace ha analizzato la situazione attuale. “In quest'ambito il mondo è diviso in due parti – spiega Starace – una in cui si deve investire per sostituire impianti obsoleti e un'altra dove bisogna costruire nuove centrali per rispondere alla crescente domanda di energia. In questo momento in Europa ci sono due interrogativi: come rispondere alle esigenze ambientali in vista della Direttiva 20/20/20 e quale sistema di mercato debba adottare l'UE. Il continente ha grandi potenzialità di sviluppo, ma finché non si risolveranno questi temi gli investitori aspetteranno. Il mercato unico europeo è una priorità assoluta”.

“Bisogna puntare con decisione su nuove tecnologie ed efficienza. L'energia  – conclude Starace – è un bene prezioso e va gestito in maniera razionale. L'efficienza energetica è una grande opportunità e presenta vantaggi per tutto il sistema: per il pianeta perché riduce le emissioni climalteranti, per l'Europa perché ne limita la dipendenza dall'importazione di materie prime e per i consumatori perché fa diminuire i costi".