Le Afriche di Enel nel segno delle rinnovabili

Pubblicato mercoledì, 9 luglio 2014

L'Africa chiede energia per svilupparsi. Il continente che raccoglie in sé il più alto numero di nazioni, ha un bisogno di elettricità crescente che interessa sia la produzione industriale sia i cittadini delle grandi città e dei villaggi. In questo scenario di domanda montante, governi e istituzioni africane stanno varando nuovi programmi energetici nazionali con l'obiettivo di garantire la sicurezza energetica e nel contempo un mix di fonti sostenibile sia dal punto di vista economico che ambientale.

Tra rischi blackout e mancanza di accesso all'elettricità, molti Paesi dell'Africa hanno individuato nelle rinnovabili una risposta alle loro esigenze. E in questa nuova corsa all'oro verde, dove solare ed eolico fanno la parte del leone, Enel sta mettendo in campo la propria esperienza internazionale. Il Gruppo infatti sta partecipando da protagonista allo sviluppo delle rinnovabili in Paesi come Egitto e Sudafrica, un nuovo corso che si preannuncia strategico per il futuro immediato di economie e popolazioni sino a poco tempo fa relegate ai margini della scena globale.

L'Egitto rientra nel piano di sviluppo 2014-2018 di EGP. Con il crescere della domanda interna di energia e una popolazione che ormai supera gli 80 milioni di abitanti, il Paese dei faraoni ha dovuto dirottare sempre più gas al mercato interno e oggi destina più della metà della produzione giornaliera alla generazione di elettricità. L'esplosione dei consumi, i frequenti blackout estivi e la trasformazione del Paese da esportatore a importatore di gas hanno spinto l'Egitto a 'scoprire' le rinnovabili, attingendo a 'giacimenti' di vento e sole che pochi altri Paesi al mondo possono vantare e ponendosi l'obiettivo, entro il 2020, di produrre il 20% della propria energia con fonti verdi.

Il Sudafrica è già una realtà per Enel. Nel 2012 le rinnovabili rappresentavano meno dell'1% del mix energetico del Paese che ha deciso di far salire la quota al 12% entro il 2020. Nonostante l'elevata capacità installata - 48 GW garantiti per lo più da impianti a carbone – The Rainbow nation vive dal 2007 crisi energetiche cicliche che seguono quasi di pari passo l'aumento dei consumi: nel 2008 la rete è arrivata sull'orlo del collasso e l'utility EKSOM, monopolista statale per la generazione, ha razionato le forniture anche a industrie e fabbriche. Le rinnovabili sono state quasi una scelta obbligata per il governo di Pretoria ed Enel si è fatta trovare pronta. Nel maggio 2014 EGP ha collegato alla rete elettrica il suo primo impianto fotovoltaico (10 MW), presso la città di Upington nella provincia del Capo Settentrionale, e si appresta a avviare i cantieri per realizzare altri 2 impianti eolici (199 MW) e 4 fotovoltaici (314 MW), dislocati in diverse aree del Paese, e destinati ad entrare in esercizio tra il 2015 e il 2017.

Circa il 57% della popolazione africana non ha accesso all'elettricità per carenza di infrastrutture adeguate. Il dato, rilevato dall'Agenzia internazionale dell'energia, fotografa un fenomeno annoso e anche in questo scenario particolare le rinnovabili sono destinate a svolgere un ruolo importante. Gli impianti green, infatti, oltre a poter fare affidamento sull'abbondanza di 'materia prime' - più dell'80% del territorio africano riceve sino a 2000 kW di energia solare all'ora per metro quadro - necessitano tempi brevi di realizzazione, possono essere dislocati nelle vicinanze dei luoghi di consumo e alimentare micro-grid che rendono autosufficienti villaggi senza allacciarli a reti di distribuzione complesse. Un esempio in questo senso viene dal sistema TOB ideato dalla ricerca Enel, che integra pannelli fotovoltaici da 2,7 kW l'uno e batterie con sei ore di autonomia, in grado di generare energia pulita in luoghi remoti che non hanno accesso alla rete elettrica.