Unione energetica europea, un network di scienziati per rendere sostenibili i target al 2030

Pubblicato giovedì, 25 settembre 2014

La ridefinizione degli obiettivi di riduzione di emissioni di CO2 al 2030 che l'Europa sta per intraprendere - la discussione della nuova direttiva sul clima è in programma a ottobre - sarà economicamente sostenibile “soltanto se l'applicazione sarà flessibile. Gli obiettivi andranno parametrati al reale sviluppo di tecnologie, sistemi, servizi, strumenti regolatori, capacità innovative, in grado di abilitare quegli stessi obiettivi in ciascun Paese”.

È la sintesi fatta da Luciano Violante, presidente dell'associazione Italiadecide, circa i temi affrontati nel corso del seminario Verso l'Unione energetica europea: il ruolo della ricerca comunitaria e nazionale, svoltosi nei giorni scorsi a Roma, presso la Camera dei Deputati.

Obiettivo dell'iniziativa era di analizzare lo scenario europeo e promuovere la costituzione di un comitato di esperti e centri di eccellenza per mettere l'innovazione al centro della nuova strategia su energia e clima della Ue. Esep, European Science for Energy Policy, questo il nome proposto per il network che vede tra i promotori Giovanni De Santi direttore del Institute for Energy and Transport, Joint Research Centre della Commissione europea. La creazione di “una robusta unione energetica europea” è una delle priorità indicate dal nuovo presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Di qui l'esigenza, ha spiegato De Santi, di creare un pool di esperti per fornire una base scientifica e tecnica comune che tenga conto delle diverse realtà locali e regionali, così da “valutare ex ante le scelte di una politica energetica condivisa a livello comunitario”.

Secondo Giuseppe Zollino, presidente di Sogin, il comitato contribuirebbe a rendere raggiungibili gli ambiziosi target al 2030 che “si tradurranno inevitabilmente nell'obbligo di azzerare o quasi le emissioni dell'intera generazione elettrica”. Rispetto a questo scenario, ha ribadito Zollino, è “necessaria una modalità di implementazione flessibile degli obiettivi energia-clima al 2030”, ancorati a processi di verifica dei reali progressi nei diversi Paesi.

L'Europa è l'esperimento più avanzato a livello mondiale di deployment tecnologico nel settore energetico”, ha ricordato Simone Mori di Enel, intervenendo al dibattito con un focus sulla regolamentazione e l'innovazione . “Per questo crediamo” ha aggiunto “che definendo regole certe di medio lungo periodo, si possa far leva sulle diverse misure nazionali, evitando forme coercitive, e puntando sulle competenze che il sistema industriale europeo ha dimostrato di possedere. La messa in rete di conoscenze e abilità tra sistema di ricerca pubblica, università e imprese rappresenta un requisito di grandissima importanza”.

I temi del convegno di Italiadecide sono stati condivisi da Claudio De Vincenti, vice ministro allo Sviluppo economico per il quale è necessario rendere la politica ambientale europea compatibile con quella energetica. Un obiettivo questo del semestre di presidenza italiana della Ue, che sarà al centro Conferenza europea sull'energia in programma a Roma a fine novembre.