Enel e il futuro (ibrido) dell'energia

Pubblicato venerdì, 23 gennaio 2015

Persino la Porsche ha messo sul mercato tre modelli di auto ibride spiegando che la scelta è dettata da un mix di migliori livelli di performance del veicolo, attenzione all'ambiente, riduzione dei consumi e nuove possibilità tecnologiche. Nell'epoca dell'efficienza nei consumi e della lotta ai cambiamenti climatici l'ibridazione è una strada innovativa che diversi settori industriali hanno cominciato a percorrere. E se l'automotive ha quasi monopolizzato il termine grazie alla produzione di un numero crescente di veicoli in grado di muoversi a benzina ed elettricità, il settore energetico non è da meno.

Gli impianti ibridi domestici sono sempre più frequenti e unendo in un'unica soluzione integrata mini tecnologie rinnovabili, impianti ad alta efficienza e sistemi intelligenti per la climatizzazione degli ambienti ottengono per le case, in tutt'altra situazione, gli stessi risultati che l'ibridazione porta ai veicoli su strada.

Nuove tecnologie e sostenibilità a 360 gradi è il binomio che spinge l'ibridazione e, per dirla con Virgilio, si parva licet componere magnis dai piccoli impianti domestici alle grandi centrali elettriche il passo non solo è possibile ma già in atto. Innovazione, miglioramento delle performance, attenzione all'ambiente e riduzione dei consumi sono i risultati che possono nascere dall'unione tra differenti fonti energetiche come dimostrano due esempi nati all'interno del Gruppo Enel per un modello di produzione elettrica che apre nuovi scenari a livello internazionale.

La centrale geotermica di Stillwater negli Usa costituisce un perfetto esempio di integrazione tra rinnovabili: è stato il primo impianto ibrido al mondo in grado di unire la capacità di generazione continua della geotermia - a media entalpia con ciclo binario - con la capacità di picco del solare. Oggi, l'impianto di Stillwater di Enel Green Power può generare fino a 26 megawatt di potenza solare, grazie a 89.000 moduli fotovoltaici policristallini, a cui si aggiungono i 33 megawatt generati dall'impianto geotermico e a quali verrà affiancato un impianto solare termodinamico da 2 MW.

La compresenza di più tecnologie permette di aumentare la produzione di energia a zero emissioni, consente di avvalersi delle stesse infrastrutture ed è in grado di sfruttare al meglio le caratteristiche peculiari di ogni tecnologia, minimizzando gli svantaggi della non programmabilità di fonti come eolico e solare.

Gli impianti ibridi "made in Enel" uniscono Stati Uniti ed Europa nel segno della geotermia. E se negli Usa il binomio è con il fotovoltaico, in Italia è il caso delle biomasse. Nel Comune di Castelnuovo Val di Cecina, In Toscana, EGP ha infatti da pochi mesi avviato il cantiere per la realizzazione del primo impianto al mondo che utilizza la biomassa per surriscaldare il vapore geotermico con l'obiettivo di incrementare l'efficienza energetica e la produzione elettrica del ciclo geotermico. All'impianto geotermico esistente di Cornia 2 verrà affiancata una piccola centrale alimentata a biomasse vergini di "filiera corta", di origine forestale prodotte in un raggio di 70 km calcolato in linea d'aria dalla collocazione dell'impianto: grazie alla biomassa il vapore in ingresso alla centrale sarà surriscaldato per passare da una temperatura iniziale compresa tra i 150 e i 160°C a una di 370 – 380°C, cosicché aumenterà la potenza netta per la produzione di elettricità sia per la maggiore entalpia del vapore sia grazie all miglioramento del rendimento del ciclo termodinamico derivante dalla riduzione dell'umidità nel fluido.