Informazioni non finanziarie, la sostenibilità entra di diritto nei bilanci delle società UE

Pubblicato martedì, 27 gennaio 2015

Favorire la crescita economica, il lavoro e il welfare, valorizzando la diversità, tutelando l'ambiente, contrastando la corruzione e puntando su trasparenza e accountability delle grandi e medie aziende europee. È questo l'obiettivo della direttiva 2014/95/CE, approvata dal Parlamento europeo ad aprile, recepita a settembre dal Consiglio europeo e pubblicata a novembre sulla Gazzetta ufficiale dell'UE.

Cuore del provvedimento, che interessa oltre 6.000 aziende con più di 500 dipendenti e che dovrà essere recepito nelle legislazioni nazionali entro la fine del 2016, è l'introduzione nel diritto commerciale europeo (e quindi nel bilancio consolidato annuale di queste imprese) della rendicontazione delle informazioni non finanziarie relative a fattori ambientali, sociali e di governance. Uno strumento che per molte realtà industriali come il Gruppo Enel sarà utile anche per rendere la comunicazione sulle attività nei territori sempre più trasparente, ampliando così il dialogo con gli investitori maggiormente attenti alla sostenibilità.

Per fare il punto sulla normativa, Enel, insieme al Global Compact Network Italia e al Network Italian Business Reporting (NIBR), ha promosso a Roma, il 23 gennaio, un convegno internazionale dal titolo La Direttiva europea sulle informazioni non finanziarie, per mettere a fuoco le opportunità e le sfide per il sistema imprenditoriale europeo introdotte dal provvedimento.

"Enel – ha sottolineato Carlo Tamburi, direttore Country Italia – è fortemente convinta che innovazione e sostenibilità rappresentano oggi e sempre più in futuro un fattore critico di successo. In questa prospettiva l'azienda accoglie con favore tutte quelle iniziative di natura legislativa e di regolamentazione dei mercati in grado di valorizzare sempre più gli aspetti di sostenibilità del fare impresa agli occhi dei propri clienti e dei propri investitori."

La direttiva consolida a livello comunitario le avanzate legislazioni di diversi Paesi come Francia, Spagna e Danimarca, in fatto di rendicontazione non financial. Un tema su cui, ha osservato il direttore Country Italia, serve un cambio di passo per fare della sostenibilità “una nuova filosofia di business”. In questo contesto, ha aggiunto, “Enel ha il dovere di dare l'esempio e di tracciare la strada”. L'Italia infatti, pur non avendo una normativa specifica né un coordinamento nazionale in materia, si trova oggi in una posizione di leadership in fatto di CSR (Company Social Responsability) grazie alle best practices di aziende come Enel, ma anche Pirelli, Generali e altre.

L'impegno di Enel legato alla sostenibilità, ha ricordato Tamburi, è riconosciuto dai cosiddetti fondi SRI - Socially Responsible Investing che dal 2011 ad oggi sono passati dal 13,9% al 15,6% dell'azionariato istituzionale di Enel identificato, detenendo circa il 5,5% del totale delle azioni del Gruppo, pari a circa l'8% del flottante.  

L'implementazione della normativa, ha invece evidenziato Stefano Scalera Consigliere del ministro dell'Economia, comporterà vantaggi per gli investitori tradizionali e per tutti gli stakeholder, perché grazie a una maggiore trasparenza sarà possibile ridurre i rischi d'impresa. "Oltre al valore aggiunto per gli azionisti, queste iniziative sono utili ai policy maker, in quanto permettono di capire se esistano rischi di sviluppo non equilibrato dei mercati, e ai cittadini, che possono percepire il grado di responsabilità di un'impresa".