Gli Stati Uniti tra oil&gas e fonti rinnovabili

Pubblicato mercoledì, 6 maggio 2015

È dagli anni '50 che gli Stati Uniti inseguono l'indipendenza energetica. Allora Barack Obama non era ancora nato e i suoi predecessori Clinton e George W.Bush iniziavano le scuole elementari. Ma oggi quello che per anni è sembrato un obiettivo utopico viene descritto come traguardo possibile: lo scenario energetico degli Usa ha vissuto una trasformazione che per molti ha rappresentato una rinascita, realizzata con un mix di nuove tecnologie che ha riguardato tanto le vecchie fonti fossili quanto le rinnovabili.

La rivoluzione di shale gas, tight oil e tar sands - i cosiddetti idrocarburi non convenzionali estratti da argille, scisti e sabbie bituminose - ha trascinato gli Usa in un nuova dimensione e stravolto lo scenario energetico globale persino nel vocabolario. . Le tecnologie per la produzione sono evolute rapidamente e tra le attività di upstream ha fatto il suo ingresso il cosiddetto fracking, la fratturazione idraulica delle rocce, affianco alle classiche tecniche di perforazione ed estrazione. Il risultato? Un guerra, anche sul prezzo, tra idrocarburi vecchi e nuovi, una crescita a suon di record delle scorte strategiche Usa di petrolio e un nuovo protagonismo di Washington nell'esportazione di gas e petrolio.

La rinnovabili non sono rimaste a guardare questa trasformazione. E infatti oggi gli Stati Uniti producono il 13% dell'energia con fonti 'verdi' - fotovoltaico ed eolico su tutti - e puntano ad accrescere ulteriormente la porzione low carbon nel mix di produzione nazionale: secondo l'Energy Information Administration il Paese dovrebbe aggiungere 77 GW di capacità rinnovabile entro il 2040.

La geografia Usa delle rinnovabili unisce West Coast, East Coast e Bible belt: se il solare è un driver di sviluppo soprattutto per Stati come California, Nevada o Arizona, l'eolico lo è per la fascia centrale che va dal Golfo del Messico al Canada, le biomasse presentano potenzialità un po' ovunque e la geotermia è un tratto caratteristico della metà orientale.

Enel partecipa alla corsa delle rinnovabili nordamericane ormai da diversi anni e oggi conta su più di 2 GW di capacità installata e una diffusione territoriale che interessa 21 Stati Usa e due province del Canada, con oltre 90 impianti di produzione per quattro tecnologie di generazione: eolico, geotermico, solare e idroelettrico. È di fine marzo l'avvio del cantiere per la costruzione di un nuovo impianto eolico in Oklahoma - l'ennesimo nello Stato - dove Enel Green Power North America ha già in esercizio oltre 534 MW di capacità produttiva che utilizza l'energia del vento e sta realizzando impianti per ulteriori 350 MW. E sono best practice gli impianti come quello di Stillwater, che integra solare e geotermia e ha spinto l'Agenzia per l'energia Usa a investire quasi un milione di dollari per studiarne il funzionamento e le tecnologie.

La crescita di EGP negli Usa si sviluppa attraverso la diversificazione tecnologica e si rafforza anche nelle partnership industriali come quella con General Electric Energy Financial Services che "unisce due leader di mercato complementari con una visione comune dello sviluppo futuro delle rinnovabili negli Stati Uniti" ha sottolineato l'AD di Enel Green Power, Francesco Venturini, e rappresenta "un ulteriore passo in avanti nella realizzazione della strategia di gestione attiva del nostro portafoglio di asset e di rafforzamento delle opportunità di crescita globali di Enel Green Power".