Ruolo chiave per le utility per il futuro sostenibile delle megacities

Pubblicato giovedì, 7 maggio 2015

Nei prossimi anni le grandi aree urbane del Pianeta continueranno a espandersi, ospitando un numero sempre più alto di persone, e consumando sempre più risorse.

Per garantire un maggior equilibrio nell'ecosistema mondiale, è quindi necessario individuare delle best practice così da assicurare al futuro delle megacities, specialmente quelle delle aree in via di sviluppo, una crescita sostenibile e una gestione corretta delle risorse, dall'energia ai materiali.

Il tema è stato al centro dello studio Energy and Material Flows of Megacities, realizzato da un team di 28 ricercatori di 19 università, guidato dal professor Chris Kennedy dell'Università di Toronto, Presidente della International Society for Industrial Ecology e Senior Fellow del Global Cities Institute, e realizzato in collaborazione con la Fondazione Enel.

La ricerca, pubblicata di recente sulla prestigiosa rivista scientifica americana PNAS (Proceedings of National Academy of Science), si basa sull'analisi comparata del cosiddetto “metabolismo urbano” di 27 megacities nel mondo, da New York a Tokyo, da Mosca a Città del Messico, passando per Delhi, Los Angeles, Il Cairo.

Di fatto, sono state messe in luce le differenze tra queste città nell'uso delle risorse (energia, acqua, materiali) in relazione alla ricchezza e ai rifiuti (solidi e liquidi) prodotti. La peculiarità della metodologia utilizzata consiste nell'analisi dei flussi di materia ed energia anche oltre i confini amministrativi delle città, comprese le aree metropolitane con una popolazione superiore ai dieci milioni. Le città sono state quindi studiate non tanto come entità organizzative ma come un continuum socio-economico e geografico. Il metodo del metabolismo urbano, di cui il professor Kennedy è tra i maggiori esperti mondiali, considera infatti la città come un essere vivente, che si nutre e cresce grazie a una serie di flussi in ingresso che, una volta metabolizzati, ne permettono lo sviluppo.

La raccolta e analisi dei dati, che ha impegnato i ricercatori per oltre un anno, mostra come per molte di queste realtà urbane la crescita della popolazione sia superata dalla ancor più rapida crescita del consumo delle risorse energetiche strategiche per incrementare il loro PIL.

Le 27 megacities prese in esame ospitano il 6,7 per cento della popolazione mondiale, ma producono il 12,6 per cento dei rifiuti solidi, e consumano 9,9 per cento di carburanti e il 9,3 per cento dell'elettricità globale. Allo stesso tempo contribuiscono a produrre il 14,6 per cento del PIL mondiale. La ricerca mostra inoltre che l'efficienza delle città è spesso direttamente proporzionale alla densità abitativa e questo perché, ad esempio, riscaldare un condominio che ospita 100 persone richiede meno energia rispetto a riscaldare singole abitazioni sparse sul territorio.

Lo studio conferma inoltre che le economie delle megacities continueranno a espandersi e così i loro consumi, come pure il loro numero  che si stima passerà da 27 a 40 entro il 2020.

In questo scenario, un ruolo fondamentale potrà essere svolto dalle diverse utility sia per migliorare le performance nella gestione e nell'erogazione di servizi (energia, gestione rifiuti, trasporti), sia nel contribuire allo sviluppo di soluzioni più efficienti. La ricerca evidenzia infatti la necessità di elaborare best practice con l'obiettivo di raggiungere, tramite una cooperazione tra tutti gli attori della città, in primis utility, cittadini, università, centri di ricerca e policy makers, una dimensione urbana più sostenibile.