#COP21: l’importanza degli obiettivi di riduzione delle emissioni

Pubblicato martedì, 15 dicembre 2015

Nell’ambito della COP21, la conferenza ONU sul clima appena conclusasi, i governi di tutto il mondo si sono riuniti a Parigi con l’obiettivo di concludere un accordo multilaterale per combattere il riscaldamento globale. A differenza della conferenza di Kyoto, questa volta hanno preso parte al tavolo, con obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, non solo Paesi come USA o Cina ma anche grandi aziende come Enel.

Al fine di assicurare una più ampia partecipazione possibile allo sforzo globale, il documento prodotto al termine della COP21 permette a ciascun governo di scegliere autonomamente come e quanto ridurre le emissioni climalteranti. Sono 186 gli Stati che hanno presentato impegni volontari da includere nell’accordo di Parigi, formalmente conosciuti come Intended Nationally Determined Contributions (INDCs). Data la sostanziale discrezionalità concessa ai singoli Paesi, gli INDCs presentati a oggi variano molto tra loro, rendendo non immediata la valutazione della traiettoria attesa delle emissioni globali e il confronto tra gli sforzi sottostanti agli impegni assunti dalle diverse nazioni.

Il 9 dicembre, nella Blue Zone all’interno dell’area Climate Generation della COP21, un evento organizzato in collaborazione da Enel Foundation e dall’Harvard Project on Climate Agreements ha ospitato un workshop proprio sul confronto tra i vari INDCs. Un’occasione per confrontare gli obiettivi di riduzione, esaminare gli strumenti a disposizione e analizzare l’importanza della trasparenza per agevolare il monitoraggio periodico, e l’implicazione di questo approccio per le imprese e gli investitori.

Tra i relatori Simone Mori, responsabile Affari Europei Enel, che ha sottolineato come “È molto importante rafforzare il più possibile le condizioni per accelerare gli investimenti. Il capitale del settore privato riveste un ruolo fondamentale nella decarbonizzazione delle economie. La Harvard University ha realizzato uno studio volto a capire quale sia la forma di governance migliore per dare stabilità e credibilità ai programmi nazionali di contrasto dei cambiamenti climatici, condizioni indispensabili per la mobilitazione efficace degli investimenti”.

Tra i partecipanti all’evento anche Jeff Swartz, International Policy Director della International Emissions Trading Association, Robert N. Stavins, Director dell’Harvard Project on Climate Agreements, Giandomenico Magliano, Ambasciatore italiano in Francia e Gian Luca Galletti, Ministro italiano dell’Ambiente.

“L’Italia è chiamata a un impegno ambizioso, sia in termini di mobilitazione di risorse che di obiettivi comuni” ha sottolineato Galletti. “Oggi il 43 per cento di energia elettrica del Paese proviene da fonti green e non tutti sono consapevoli che ci sono intere giornate in cui la rete elettrica è esclusivamente alimentata da rinnovabili. La produzione di energia a zero emissioni è la chiave per combattere il cambiamento climatico” ha concluso il Ministro.