A “Green” Passageway for the Mediterranean

Pubblicato venerdì, 18 marzo 2016

L’International Energy Agency (IEA) ha annunciato che nel 2015, per il secondo anno consecutivo, il livello di emissioni di gas serra è rimasto stabile nonostante la crescita economica. Un fenomeno più semplice da comprendere se si guarda al dato record registrato dagli investimenti in energie rinnovabili, che hanno raggiunto quota 328.9 miliardi di dollari a livello globale, e al fatto che oltre il 90 per cento dell’energia addizionale generata lo scorso anno proviene da fonti green.

La transizione verso un sistema energetico a bassa quantità di emissioni climalteranti è sempre più vicina, spinta dai Paesi in via di sviluppo che hanno bisogno di una grande quantità di energia in tempi rapidi per accompagnare la crescita economica. Le rinnovabili rappresentano la risposta perfetta a queste esigenze, ma è necessario creare le condizioni per la loro diffusione su larga scala.

In particolare, la sponda sud del Mediterraneo sembra essere un terreno fertile per questo sviluppo, con diversi Paesi in crescita e grande abbondanza di risorse naturali, ma anche con un quadro geopolitico e regolatorio non sempre stabile.

Se ne è discusso nell’Auditorium Enel di Roma nell’ambito dell’incontro “Il fronte Mediterraneo: la sfida dell’energia”, organizzato dalla multinazionale elettrica e dalla rivista Aspenia in occasione dell’uscita di “Guerre d’Arabia”, il nuovo numero del trimestrale di affari internazionali di Aspen Institute Italia.

Al dibattito, moderato dal direttore di CLASS CNBC Andrea Cabrini, hanno preso parte l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace, il direttore di Aspenia Marta Dassù, l’ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Aboyoub, il direttore divisione energie rinnovabili della IEA Paolo Frankl, il Managing Director e Head of power & Utilities di Credit Suisse Martin Catchpole e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano Claudio De Vincenti.

Tra i principali temi di discussione l’esito della COP21 (la Conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite tenutasi lo scorso novembre a Parigi), in cui 195 Paesi hanno sottoscritto obiettivi di riduzione delle emissioni, l’assenza di correlazione tra il crollo del prezzo del petrolio e l’aumento di investimenti in rinnovabili, la stabilità politica e la sicurezza energetica della regione mediterranea.

“Tra le due sponde del Mediterraneo si possono incontrare domanda e offerta di energia, generando valore per tutti” osserva Starace. “Le rinnovabili crescono indipendentemente dalle oscillazioni del petrolio e in Nordafrica diversi Paesi stanno imboccando con decisione la via della decarbonizzazione. Dobbiamo puntare sulle interconnessioni tra Paesi e la tecnologia è un grande alleato in questo processo”.

Un percorso che, sottolineano i relatori, sarà impossibile da realizzare in assenza di stabilità e cooperazione, due delle parole chiave emerse dalla discussione.

Secondo l’ambasciatore Aboyoub “la trasformazione del sistema energetico è una svolta epocale, ma per poter sviluppare rinnovabili con successo è necessario un cambio di passo a livello politico. La sfida dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo non è più soltanto la sicurezza energetica, ma soprattutto la sostenibilità della governance”.

Concetti ribaditi, nelle conclusioni del dibattito, dal sottosegretario De Vincenti: “L’Europa ha il dovere di essere protagonista nel Mediterraneo, per contribuire alla nuova fase di sviluppo politico ed economico della sponda Sud. La questione energetica è centrale: si tratta di una sfida da affrontare senza paura, con lo spirito di chi vuole costruire un ponte”.