Vivere il cambiamento, dal fuoco all'acqua

Pubblicato martedì, 7 giugno 2016


Sono sempre felice di poter iniziare una nuova pagina”. Lo scriveva nei Diari, Ludwig Josef Johann Wittgenstein, i cui scritti sono considerati il fondamento della filosofia del linguaggio. Eppure Wittgenstein nella sua vita è stato tante cose diverse: studente di ingegneria meccanica e aeronautica tra Berlino e Manchester, maestro in scuole elementari di campagna, giardiniere in un monastero e architetto.

Per poter scrivere nuove pagine e continuare a scrivere il cambiamento nel mondo dell'energia, il Gruppo Enel sta coinvolgendo le proprie persone, per valorizzare un tesoro di competenze cresciute nel tempo, e seminare così una nuova energia.

È la storia che ci racconta Cesare Borgonovi, una carriera iniziata al centro di ricerca del CESI nel '92, e proseguita con diverse esperienze nel settore termoelettrico e petrolifero, fino all'approdo in Enel nel 2002, dove ha lavorato nella costruzione di grandi centrali (ciclo combinato e carbone) in Medio Oriente, Italia e Russia e poi con incarichi di coordinamento nella Disciplina Elettrica allargati ai colleghi di Cile e Spagna con la nascita della business line Global Generation. E oggi la sfida del cambiamento continua, con il passaggio dalla funzione Engineering and Construction della Global Thermal Generation di Enel, alla Global Renewable Energies.

Più di vent'anni a progettare centrali termoelettriche e oggi, a 52 anni, un salto triplo per passare metaforicamente dal fuoco del carbone al verde del vento, del sole e dell'acqua

Nella mia carriera ci sono stati diversi cambiamenti, ma questa volta mi avventuro in un settore completamente nuovo. Un cambiamento che è legato al profondo mutamento che sta vivendo il mercato dell'energia. Da un lato la crisi delle fonti tradizionali e del termoelettrico, basato su cicli combinati e carbone, con impianti che hanno tempi di realizzazione molto lunghi e rischi maggiori, rispetto a impianti più piccoli. Di contro il fiorire delle attività legate alle clean tech e alle fonti rinnovabili, come fotovoltaico, eolico geotermico e idroelettrico. Questo scenario, unito alla riorganizzazione avviata nel 2014 da Enel, che ha visto di recente confluire le attività legate alla generazione idroelettrica dalla Global Generation alla Global Renewable Energies, ha reso inevitabile trasferire risorse dall'area termoelettrica in altre funzioni, ma rimanendo all'interno di Enel.

Come dire, mi rimetto in gioco, ma resto con la stessa maglia?

Enel è un'azienda che offre grandi potenzialità, perché c'è la possibilità di cambiare rimanendo all'interno della stessa azienda. E in un contesto internazionale di crisi, è un'opportunità non da poco. Personalmente, mi sono trovato a 52 anni a dover decidere per un cambio sostanziale, anche se nella progettazione di impianti elettrici i fondamenti sono comuni. Non è facile, ma ho colto l'occasione di questa sfida perché mi dà la possibilità di mettere l'esperienza acquisita in questi anni laddove l'azienda ora ne ha più bisogno. In Global Reneweble c'è un ambiente di lavoro molto giovane e questo è stimolante, perché sono loro il futuro dell'azienda. L'aspetto più bello è questo: portare e mettere al servizio dei giovani ingegneri la mia esperienza e la professionalità acquisite nella gestione di progetti di grandi centrali, e allo stesso tempo la possibilità di imparare ancora cose nuove. Ho trovato grande entusiasmo nel nuovo team che lavora a progetti rinnovabili, distribuiti in tutto il mondo, ma con un modello che punta alla realizzazione di impianti più piccoli, rispetto al passato, e soprattutto rapidi nella realizzazione, ma per i quali vanno affrontate questioni autorizzative, ambientali o di collegamento alla rete.  

Cosa lascia e cosa trova?

Quando si cambia, dopo anni che si lavora nello stesso ambiente non è facile lasciare un contesto a cui si è affezionati e al quale ci si è dedicati molti anni. C'è ovviamente una grande malinconia per i colleghi con cui si è costruita una squadra e con cui c'è stima e apprezzamento. Ma bisogna anche essere aperti e seguire il cambiamento, soprattutto se c'è esigenza di creare una struttura nuova per farla operare bene e far crescere i giovani. La missione è questa e nella Global Reneweble ho trovato grande disponibilità e accoglienza. 

Essere aperti per portare competenze solide e creare nuovo valore. In altre parole innovazione e sostenibilità come karma del business?

Il concetto di sostenibilità è diventato importantissimo. In passato abbiamo lavorato più in una logica di compensazione, mentre ora il tema dell'innovazione e della creazione di valore condiviso ha modificato la prospettiva, spostando l'attenzione sulle esigenze del territorio, intese non solo come tutela dell'ambiente, ma anche come rispetto delle culture e delle popolazioni, e sulla possibilità di offrire infrastrutture e servizi che possono essere utili alle comunità. Mettere la sostenibilità nella progettazione di nuovi impianti è un modo per creare valore, integrando tutte le fasi di realizzazione di un nuovo impianto di generazione nell'ambiente dove sarà realizzato, scegliendo soluzioni tecniche innovative: come materiali riciclabili e prodotti localmente, impiegando manodopera locale del posto, includendo nella fase di progettazione anche le procedure di futura dismissione e riuso dell'infrastruttura. Tutti fattori che oggi, in Enel, sono il presupposto di ogni nuovo progetto.

Vivere il cambiamento è possibile. Non è detto che sia facile, ma essere aperti aiuta a coglierne le opportunità. In un continuo divenire. Perché, scriveva ancora Wittgenstein, “Anche per il pensiero c'è un tempo per arare e un tempo per mietere”.