E-mobility, zoom sull’Italia

Pubblicato venerdì, 17 febbraio 2017

Dalla A di Archimede Energia, che ha inventato la “valigia energetica” con moduli al litio, alla Z di Zehus, un box che racchiude tutto quello che serve per realizzare una vera bici elettrica ibrida. In mezzo cento storie di eccellenza per raccontare la filiera italiana della e-mobility. Design, tecnologia, ambiente.

È l’avventura che ha dato origine a un libro, “100 Italian e-mobility stories”, realizzato da Enel e da Symbola, la fondazione per valorizzare la qualità italiana, secondo capitolo di una collaborazione già avviata un paio di anni fa con il rapporto sull’economia verde.

“L’Italia è il paese dei talenti, soprattutto nell’ambito del design e della manifattura, e il settore della mobilità elettrica non fa eccezione. Con questa raccolta di storie vogliamo celebrare l’eccellenza del Made in Italy, ma anche dare un impulso alla diffusione dei veicoli elettrici” ha spiegato il Ceo di Enel Francesco Starace alla presentazione del volume.

Qualcosa è cambiato: anche in Italia la mobilità elettrica sta uscendo dalla nicchia. Certo, siamo ancora lontani dal 25 per cento di quota di mercato della Norvegia o dal 10 dell’Olanda, i due paesi che con Cina e Stati Uniti rappresentano il 70 per cento delle vendite a livello mondiale, ma “le eccellenze raccontate in questo studio rappresentano uno stimolo ad andare nella giusta direzione e dimostrano che il Paese, nonostante tutto, ha colto la sfida dell’auto elettrica e della nuova era della mobilità”, si legge nell’introduzione al volume che è scaricabile sul sito di Symbola con il QR code.

Le “e-mobility stories” italiane sono tutte da leggere. C’è la startup everyRide, la prima app che consente di aggregare tutti i servizi di car sharing e bike sharing presenti nelle città italiane, e la Estrima che ha lanciato Birò, né auto né scooter, il primo “personal commuter” a 4 ruote tutto elettrico con batteria estraibile. C’è Fantic, l’azienda produttrice del mitico Caballero degli anni Settanta oggi convertita alla causa della mobilità elettrica, ed e-Wheel, la ruota sviluppata da un marchio storico come Ducati Energia in collaborazione con il Mit di Boston, che trasforma una bici normale in una a pedalata assistita. E ancora, le esperienze di aziende leader come Brembo, Iveco, STMicroelectronics e brand del Made in Italy come Zagato che ha disegnato le curve di Aston Martin, Lamborghini e Rolls-Royce e che nel nuovo secolo espone al Salone di Francoforte nello stand accanto alla Tesla.

Un panorama vivace, insolito, non omogeneo, con centri di eccellenza assoluta, medie imprese che esportano in tutto il mondo, startup innovative, esempi di “riconversione” intelligente, ma anche alcune criticità.

Sulla diffusione dell’auto elettrica Enel è impegnata in prima linea. Ha già presentato una piattaforma di indirizzo strategico per la mobilità elettrica in Italia e con il progetto di collaborazione europeo Eva+ darà vita al primo sistema integrato per ricariche veloci lungo le autostrade. E ancora, è la prima azienda al mondo ad aver sviluppato insieme con Nissan una tecnologia, il Vehicle to grid, che utilizza i veicoli elettrici anche per garantire maggiore efficienza e stabilità alla rete di distribuzione consentendo di generare ricavi per i proprietari.

La maturità delle tecnologie di stoccaggio dell’elettricità, la diffusione delle fonti di energia pulita e delle reti di distribuzione intelligenti, i nuovi stili di vita e di consumo e gli obiettivi fissati dall’Agenda di Parigi stanno creando le condizioni perché la mobilità pulita diventi l’assoluta protagonista del nuovo millennio. Il Made in Italy può lasciare il segno.