Clima, le aziende europee incalzano i governi

Pubblicato giovedì, 24 ottobre 2019


Se un tempo erano i governi a imporre al settore produttivo le leggi sulla tutela ambientale, oggi sono le aziende più orientate alla sostenibilità a chiedere alle istituzioni di fare di più per il pianeta.

È il senso della lettera indirizzata ai capi di Stato e di governo dell’Unione Europea lanciata dal The Prince of Wales’s Corporate Leaders Group (CLG), organizzazione nata per promuovere un modello di business compatibile con la tutela del clima. Un documento firmato anche dal CEO di Enel Francesco Starace, insieme a una cinquantina di altri amministratori delegati e presidenti di grandi aziende (fra cui Ikea e Unilever) e associazioni (come la Confindustria finlandese e la fondazione umanitaria Joseph Rowntree Charitable Trust).

Nella lettera si chiede ai Paesi europei di appoggiare una strategia di lungo periodo per raggiungere, entro il 2050, un sistema “carbon neutral”, cioè con un bilancio netto di emissioni di gas serra pari a zero. “Perseguire quest’obiettivo indicherà una nuova direzione economica per l’Europa”, si legge nel documento.

Sulla stessa linea il commento di Starace: “Affrontare l’emergenza climatica è possibile. Possiamo rimodellare i nostri sistemi energetici e allo stesso tempo promuovere la crescita del business e lo sviluppo economico per tutti. L’Europa ha bisogno di un’agenda forte e socialmente inclusiva per raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il 2050. Ed Enel è pronta a sostenere questo impegno”.

Dietro questo impegno non c’è solo la sensibilità ambientale. Da un lato, come ricorda CLG, gli effetti dei cambiamenti climatici stanno creando pesanti danni all’Europa: l’ondata di calore dell’anno scorso, da sola, ha provocato perdite per quasi 8 miliardi di euro al settore agricolo e crisi idriche in molte zone. Dall’altro lato le fonti di energia rinnovabili sono sempre più convenienti: il rapporto “Un pianeta pulito per tutti”, realizzato proprio per conto della Commissione Europea, prevede che un’economia a zero emissioni porterà a un aumento del 2% del Pil e alla crescita occupazionale.

L’Europa è da sempre all’avanguardia nella lotta all’emergenza climatica, e ha i mezzi scientifici ed economici per portare avanti gli Accordi di Parigi. Quello che serve è la volontà: le aziende possono agire da fattore trainante ma serve anche una forte spinta a livello politico. “L’Europa ha guidato l’ultima rivoluzione industriale, e noi siamo convinti che debba guidare la prossima”, affermano i firmatari della lettera: la rivoluzione della sostenibilità