Elettricità vettore di efficienza energetica nella UE

Pubblicato mercoledì, 20 gennaio 2016

Nell'Unione europea l'adozione di misure per favorire l'efficienza energetica nei Paesi membri ha contribuito alla riduzione delle emissioni di CO2 del 23 per cento rispetto al 1999, con ricadute positive anche sull'economia. Secondo un recente studio sull'impatto occupazionale dell'efficienza energetica curato dalla società di consulenza Cambridge Econometrics, nel 2010 circa 900mila persone in Europa sono state impiegate nella produzione o installazione di prodotti di efficienza energetica.

Le potenzialità di questo segmento del settore energetico sono innumerevoli: a distanza di due anni dall'entrata in vigore della direttiva 2012/27/UE, la Commissione Europea ha avviato la procedura di revisione della normativa, necessaria anche in considerazione degli impegni assunti a dicembre a Parigi nel contesto di COP 21.

Il primo passo verso l'aggiornamento della direttiva è stato l'avvio di una consultazione pubblica, che si chiuderà il prossimo 29 gennaio, aperta a tutti gli stakeholder a partire dalle Utility. E sul tema, nei giorni scorsi, l'eurodeputato Markus Pieper, relatore al Parlamento Europeo, circa la proposta di revisione ha promosso un'audizione pubblica coinvolgendo 150 esperti da ogni angolo della Ue.

“La direttiva sull'efficienza energetica ha bisogno di essere rivista – ha spiegato Pieper – per garantire il miglior rapporto costi-benefici ed evitare spese inutili”. Una revisione necessaria anche per ottimizzare e allineare le diverse direttive in materia (Energy Performance of Buildings, Eco-design, Energy Label and Ecolabel, e altre).

Tra i relatori intervenuti al dibattito anche Giuseppe Montesano, responsabile European Energy Policy di Enel e Chair del Comitato Environment and Sustainable Development Policies di Eurelectric, in rappresentanza del quale è intervenuto all'evento portando il punto di vista dell'associazione europea dell'industria elettrica su un tema centrale per le sfide di riduzione delle emissioni e di lotta al cambiamento climatico.

Uno degli obiettivi che cerchiamo di sostenere è di far in modo che l'energia elettrica sia sempre più riconosciuta di per sé come veicolo di efficienza energetica: utilizzare apparecchiature e tecnologie che funzionano grazie all'elettricità ci rende tutti più efficienti. Basti pensare alle auto elettriche o alle pompe di calore per il riscaldamento, o semplicemente ai fornelli a induzione. Tuttavia questo comporta una maggiore efficienza complessiva e un incremento dei consumi elettrici, cosa che contrasta con alcuni meccanismi imposti dalla normativa”.

L'articolo 7 della direttiva ha infatti introdotto alcuni obblighi a carico dei  fornitori di energia, stabilendo che le utility riducano dell'1,5 per cento l'anno la quantità di energia consegnata ai clienti. Lo stesso articolo stabilisce, tuttavia, anche la possibilità per gli stati membri di adottare una serie di misure alternative o equivalenti, che consentano di compensare in tutto o in parte la riduzione dell'1,5 per cento.

“Nell'ambito della consultazione pubblica e quindi in vista della revisione della direttiva, il nostro impegno - spiega Montesano - è di promuovere una riflessione sull'opportunità di semplificare i meccanismi di attuazione di questi obblighi, con l'obbiettivo di renderli più efficaci e sostenibili, anche sul piano economico”.

Come? In una prospettiva di dibattito aperto e condiviso, per Enel un primo importante intervento dovrebbe consentire di equilibrare il peso dei meccanismi di obbligo, valorizzando l'adozione di misure alternative, che in molti contesti possono rilevarsi più efficaci per diffondere tecnologie di risparmio ed efficienza energetica.

“Il modo migliore per promuovere uno sviluppo dell'efficienza energetica, che sia efficiente anche dal punto di vista economico, è puntare su approcci meno prescrittivi e per certi aspetti più di mercato, lavorando sia sul piano delle policy, sia nel rendere disponibili strumenti di finanziamento che siano migliori di quelli adottati finora”, conclude Montesano.

Per rendere finanziabili i progetti di efficienza energetica in Europa, si legge nel documento Building the European Energy Union, messo a punto da Enel con il supporto di The European House Ambrosetti , l’UE dovrebbe promuovere strumenti e meccanismi quali: trasparenza, scalabilità, standardizzazione dei finanziamenti nel settore privato per creare un mercato secondario di prodotti finanziari per l’efficienza energetica.

In sostanza, il fatto di creare un ecosistema di credito agevolato non solo per i consumatori ma anche per fornitori di servizi e prodotti, permetterebbe di utilizzare al meglio i benefici delle economie di scala e di raggiungere l’obiettivo di un aumento del 20 per cento dell’efficienza energetica entro il 2020 e del 27 per cento entro il 2030. Obiettivi per i quali l’Europa necessita di investimenti significativi, in particolare nei settori dell’edilizia e della mobilità.