Alla ricerca dei ghiacciai perduti

Pubblicato venerdì 16 dicembre 2016

“I risultati di questa ricerca permettono agli scienziati di definire un quadro clinico generale certo, che ci dice senza ombra di dubbio che in Karakorum, in Alaska, nel Caucaso e nelle Ande c'è una netta regressione delle masse glaciali”

– Claudio Smiraglia, responsabile scientifico progetto “Sulle Tracce dei Ghiacciai”

Il fotografo-alpinista, l'energia e la febbre del pianeta

“Testimoniare la sofferenza dei ghiacciai è l'obiettivo del mio progetto, per comunicare l'urgenza di cambiare rotta e sensibilizzare un pubblico sempre più ampio sulle conseguenze del cambiamento climatico e sulle responsabilità dell'uomo”. 

“La Terra non ci è stata data in dono dai nostri padri, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli”

– Fabiano Ventura, fotografo-alpinista

“La natura ci insegna l'umiltà e il rispetto, la sua forza supera qualsiasi possibile previsione. Non è più possibile sfruttarla senza rispettarla”.

Un concetto ribadito nel corso dell'evento anche dall'amministratore delegato di Enel, Francesco Starace: “Guardiamo il Pianeta che cambia a causa delle attività antropiche, ma raramente ragioniamo su come l'uomo è cambiato. Sulle Tracce dei Ghiacciai è in realtà un progetto sulle tracce dei fotografi e ogni spedizione richiede un lavoro di preparazione enorme. Fotografare i ghiacciai andando nello stesso posto quasi un secolo dopo, nella stessa posizione, cercando gli stessi sassi, nella stessa ora e giorno è il vero significato di questa ricerca che trascende il clima, il Pianeta e riguarda l'uomo. Sono foto bellissime, ma anche tragiche”. 

“La febbre del Pianeta è oggi un'evidenza macroscopica. Dobbiamo eliminare i gas serra. Il nostro impegno come azienda energetica è ridurre il più possibile le emissioni di CO2 rendendo più efficienti i nostri impianti, promuovendo la mobilità elettrica, portando elettricità e sostituendo le fonti fossili, ovunque possibile, con le rinnovabili”

– Francesco Starace, CEO Enel

I ghiacciai tra sostenibilità e innovazione

Nel corso della spedizione Ande 2016 sono state scattate più di mille fotografie, tutte georeferenziate e inserite in un software, per realizzare un modello 3D grazie al quale il ghiacciaio può essere visitato virtualmente, consentendo ai ricercatori di osservare e misurare da remoto forme e geometrie e di confrontarle con altri modelli 3D elaborati da immagini satellitari. Tutte tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto scientifico GlacioVar, finanziato dal governo italiano, in collaborazione con le università La Sapienza di Roma, la Statale di Milano e l'Associazione Macromicro. Accanto alle più moderne macchine fotografiche digitali, Ventura ha eseguito gli scatti anche con macchine analogiche, per ottenere la stessa distorsione focale e poter sovrapporre perfettamente le immagini. Il progetto si chiuderà nel 2020, al termine di altre due spedizioni, una sulla catena dell'Himalaya e l'ultima sulle Alpi.