Crowd4Africa, stampanti 3D al sole

Pubblicato mercoledì 8 marzo 2017

“Negli anni il Lacor Hospital ha ricevuto preziose donazioni in natura che gli hanno permesso di continuare a garantire al maggior numero di persone e al minor costo le migliori cure possibili nel contesto ugandese. I pannelli fotovoltaici ricevuti da Enel, che ringraziamo di cuore, vanno in questa direzione: costituiscono un importante tassello nell’ottica di sviluppo di una struttura che sta diventando sempre più autosufficiente anche in termini di sostenibilità”

– Dominique Corti, presidente Fondazione Piero e Lucille Corti onlus

I vantaggi sono potenzialmente enormi. Secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) più di 20 milioni di persone nel mondo hanno bisogno di protesi ortopediche, ma appena il 2 per cento ne può usufruire. Solo in Uganda 200mila bambini aspettano una protesi e anche la sostituzione dei pezzi di ricambio degli ospedali rappresenta un problema. Meglio produrli a chilometro zero attraverso l’uso di stampanti 3D, come raccomanda l’Onu. Si eliminano le spese di trasporto, si tagliano i tempi di attesa e di produzione, si riducono i costi.

Enel ha deciso di collaborare al progetto Crowd4Africa anche perché risponde perfettamente agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) fissati dall’Onu e condivisi dal Gruppo, in una logica di creazione di “valore condiviso”: assicurare l’accesso a una energia sostenibile (SDG 7), sostenere l’education (SDG 4) e la salute (SDG 3); promuovere l’occupazione e una crescita economica inclusiva, sostenibile e duratura (SDG 8) basata sul riciclo/riduzioni emissioni CO2 (economia circolare) in mercati emergenti.

Infine, il modello è facilmente replicabile, come potrebbe avvenire presto al centro Caritas di Kenge in Congo, dove un solo medico (l’italiana Chiara Castellani) assiste 150mila persone.

Il St. Mary’s Lacor Hospital rappresenta una delle poche speranze di guarigione per migliaia di persone nell’Africa sub-equatoriale: ogni anno cura 290mila pazienti, per l’80 per cento bambini e donne. Non essendo a scopo di lucro garantisce assistenza medica a tutti: chi non è in grado di pagare viene curato gratuitamente, per chi paga le tariffe non superano il 25 per cento dei costi.

Anche dal punto di vista ambientale il Lacor Hospital è un modello. “Depurazione delle acque reflue, trattamento dei rifiuti ospedalieri tossici, sostituzione di lampade al neon e a incandescenza con lampade a led, alimentazione con energia solare: il Lacor sta diventando sempre più verde. - spiega Dominique Corti - Grazie al dipartimento tecnico dell’ospedale, poi, abbiamo la certezza che i pannelli donati da Enel verranno installati, resi funzionanti e ne verrà garantita la manutenzione. Una garanzia  non sempre scontata nel contesto africano”.

Nemmeno la consegna di protesi e pezzi di ricambio è scontata. In Africa sta diventando sempre più critico inviare aiuti umanitari in aree disagiate. Secondo una ricerca dell’Onu pubblicata due anni fa, il 60-80 per cento del budget degli aiuti è assorbito dai costi di spedizione dei materiali nelle aree di intervento.

Il sistema messo a punto dal team della scuola romana è a portata di tutti. Una tritatrice sbriciola la plastica, un estrusore la fonde e crea un filo plastico che, grazie a un paio di computer e a tre stampanti 3D, viene trasformato in protesi e pezzi di ricambio. Per coprire le spese in tecnologia è bastata una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding Eppela. Le buone idee, spesso, camminano da sole.