Il Pianeta del valore condiviso

Pubblicato venerdì 28 settembre 2018

“A differenza della politica che pretende che qualcosa sia reale, le aziende si confrontano con la realtà e devono trovare soluzioni che funzionino. Il business è fonte di innovazione. Il profitto è il più potente mezzo per risolvere i problemi sociali”

– Mark Kramer, cofondatore e Managing Director di FSG

Attenzione, però: CSV non è condividere il valore già creato e nemmeno bilanciare gli interessi dei diversi stakeholder, ma è una strategia competitiva che crea valore a lungo termine contemporaneamente per la società e per l’azienda. In sostanza, è incontrare i bisogni sociali che espandono le opportunità di business, un circolo virtuoso in cui l’innovazione è il motore per aumentare l’impatto sociale (quindi anche ambientale) nel tempo. E questa innovazione può arrivare solo dalle aziende. Nel 2013 il settore non-profit ha investito 1,2 trilioni di dollari in innovazione sociale, i governi 3,1 mentre le aziende 23,1 trilioni. “Le risorse che può mettere in campo il capitalismo sono enormemente più ampie delle risorse che arrivano da ogni altro settore” spiega Kramer.

Il padre della CSV cita alcuni casi concreti, come quello della compagnia di assicurazioni sudafricana Discovery: offre polizze che incentivano la vita sana dei propri clienti (attraverso buoni sconto per palestre e l’acquisto di frutta e verdura) ottenendo benefici tangibili come l’allungamento delle aspettative di vita fino a 10 anni.

“Non tutto il profitto è uguale” aggiunge Kramer. Quello a spese della società è controproducente, mentre il profitto che comporta un valore condiviso consente alla società di avanzare e alle aziende di crescere più velocemente. “La filosofia del valore condiviso è la prossima frontiera competitiva del capitalismo” conclude l’ospite dell’#EnelFocusOn che indica Enel come uno dei modelli da seguire: “uno dei Gruppi più innovativi al mondo, che ha creato un’unità specifica dedicata alla innovazione che si sposa alla sostenibilità”.

Sostenibilità non significa “solo rinnovabili”

Prima di lui Antonio Cammisecra, Direttore Divisione Globale Energie Rinnovabili e CEO di Enel Green Power, aveva illustrato la strategia di sostenibilità del nostro Gruppo. Il mondo sta vivendo un apparente paradosso, mentre indichiamo giustamente la carbon neutrality come la via di uscita al global warming, “più di un miliardo di persone nel mondo vive al buio”, senza la disponibilità di energia elettrica che consente di studiare, cucinare, lavorare. Per una utility, allora, la sfida è aumentare la quantità di persone che hanno accesso all’elettricità e insieme decarbonizzare il mix energetico. Il ricorso alle energie pulite, naturalmente, è la strada maestra per ridurre le emissioni di CO2 ma non basta perché “la sostenibilità è più ampia del ricorso alle rinnovabili: creare valore condiviso significa creare valore per il business e per tutti gli stakeholder, a partire dalle comunità in cui siamo presenti”. Per esempio riducendo al minimo l’impatto ambientale nella costruzione degli impianti, gestendo al meglio le risorse (dall’acqua ai rifiuti) e contaminando positivamente l’ecosistema. Per il nostro Gruppo la sostenibilità è “embedded into the business”.

Sono molte le best practice di Enel ricordate dal CEO di Enel Green Power: dai progetti di elettrificazione degli ospedali in Etiopia alla creazione di lampade a energia solare in Sudafrica, dai progetti di eco-carpenteria in Perù e in Messico al training professionale per le popolazioni indigene dell’Australia.

“Sapete perché le centrali idroelettriche si chiamano centrali? Perché la costruzione di un impianto rappresentava l’inizio dello sviluppo di una comunità: attorno alle centrali potevano prosperare aziende, villaggi e famiglie. Non si chiamava Creazione di Valore Condiviso ma lo si praticava già 100-150 anni fa”

– Antonio Cammisecra, CEO di Enel Green Power

Prossimo appuntamento a Bucarest

Al talk sul futuro organizzato da Enel a New York ha partecipato anche un gruppo di influencer proveniente dai quattro continenti – giornalisti, blogger, imprenditori e consulenti digitali. Alta la partecipazione anche in diretta streaming con molte domande rivolte ai relatori attraverso i social. Tutte interessanti le questioni poste: dalle metriche per misurare l’impatto sociale all’interesse degli investitori finanziari per la creazione di valore condiviso (“la gran parte del capitale di Wall Street è investito a lungo termine” ha detto Kramer), dalle strategie di comunicazione greenwashing di certe aziende alla tendenza prevalente nei media a concentrarsi sulle bad news ignorando le soluzioni ai problemi. Il fitto scambio di idee, anche attraverso la Rete, ha dimostrato che il format di #EnelFocusOn è ormai collaudato, funziona e continuerà. Una piattaforma di conversazione pienamente digitale che abbatte le barriere tra dentro e fuori, in piena filosofia Open Power, un passo nel futuro dell’innovazione e della tecnologia. Nel finale è stato proprio Roberto Deambrogio, Responsabile per Europa e Nord Africa di Enel, e, dal 1 ottobre, nuovo Direttore Comunicazione del Gruppo, a rinviare tutti al prossimo appuntamento a Bucarest (Romania). Si parlerà di Internet of Things. Stay tuned.