L’energia delle donne

L’energia delle donne

Enel riafferma la sua policy interna per valorizzare tutte le diversità, con particolare attenzione a quella di genere: non basta enunciare il rispetto di principi fondamentali come quelli di non discriminazione e inclusione, servono azioni concrete. Dal Cile all’Italia, ecco alcuni esempi.

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Diversità e inclusione. Il segreto di un buon equilibrio aziendale passa tutto di lì. Da una serie di azioni e buone pratiche, riconoscimenti e opportunità che Enel negli anni ha creato e supportato per valorizzare la vita professionale di oltre 62mila dipendenti sparsi in più di 30 Paesi nel mondo. Un impegno che passa anche attraverso il rafforzamento del ruolo delle donne nella nostra società.

 

In Cile l’energia è donna

Ecco perché il Gruppo in Cile da oltre 11 anni ha ideato un premio nazionale, sempre molto atteso per il suo valore sociale e culturale: Energía de Mujer (l’Energia della donna) nato nel 2007 e assegnato, fino ad oggi, a più di 100 donne scelte tra i rappresentanti del mondo delle arti, dello sport e della comunicazione, oltre a leader e imprenditrici.

Il premio è suddiviso in 13 categorie, una giuria valuta e sceglie tra una rosa di candidate indicate dai dipendenti del Gruppo Enel (oltre 2.000) e dal dipartimento di comunicazione. I candidati vengono valutati sulla base del contributo dato alla società cilena per ispirare altre donne cilene nella loro carriera o in altri campi. Tra le vincitrici di quest’anno ci sono: Liliana Solari (premio alla carriera), presidente onorario e proprietaria di uno dei più importanti gruppi economici del Cile (Bethia); Marcela Serrano, una delle scrittrici di maggior successo del Cile, e Erika Olivera, maratoneta pluripremiata.

Tutte hanno ottenuto risultati significativi nei rispettivi campi d'azione, dall’arte, alla musica, dall'ambiente all'efficienza energetica e alla sostenibilità, fino all’educazione, all'imprenditorialità, al giornalismo, alla comunicazione, e allo sport.

 

In Italia la prima donna capo impianto Hydro

Dal Cile all’Italia, dove Enel applica i principi di “diversità e inclusione” in almeno quattro direzioni: il rispetto della parità di genere, l’integrazione di fasce generazionali diverse, le facilitazioni per disabilità psicofisiche e il riconoscimento delle diversità etniche. E dove quest’anno è stata nominata la prima capo donna a capo di un impianto Hydro Enel.

Giovane. Ingegnere. Anna Bassu, classe 1989, è diventata responsabile della centrale idroelettrica del Coghinas, da 90 anni complesso record della storia energetica italiana e dell’isola dei Nuraghi.

 

"Essere la prima donna responsabile di una centrale elettrica Enel mi rende piena di orgoglio, ma mi carica anche di grandi responsabilità: l’impianto del Coghinas ha tutte le carte in regola per scrivere altri passi fondamentali in vista dei suoi 100 anni al servizio dell’Italia"
Anna Bassu, responsabile Plants Unit Coghinas di Enel
 

 

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Dopo gli studi alla facoltà di Ingegneria energetica e nucleare al Politecnico di Torino, nel 2014 Anna Bassu è entrata in Enel per occuparsi di sicurezza e ambiente a Sondrio. Ora affronterà le sfide dell’impianto sul lago del Coghinas, a metà strada circa fra Sassari e Olbia, tutte legate alla completa revisione effettuata lo scorso dicembre dall’Unità Business Hydro Sardegna di Enel col supporto delle unità di filiera O&M Hydro.

Al termine dei lavori, durati sei mesi, la centrale è risultata in grado di produrre ancora 70mila Megawatt all’anno per un bacino di 25mila famiglie, con un tasso di abbattimento delle emissioni di anidride carbonica di circa 45mila chilogrammi. 
Una sfida tutta al femminile.

"Sono sempre stata affascinata dal mondo dell’energia, dall’idea di poter studiare soluzioni innovative per ridurre i consumi e migliorare l’efficienza dei processi energetici, oltre alla voglia di scoprire posti nuovi. La centrale del Coghinas mi offre finalmente un campo altamente competitivo dove mettere alla prova le mie competenze"
Anna Bassu, responsabile Plants Unit Coghinas di Enel

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