Enel e Dainese per la sicurezza sul lavoro: nasce il safety jacket

Enel e Dainese per la sicurezza sul lavoro: nasce il safety jacket

Enel ha avviato le fasi di sperimentazione del “vestito intelligente” sviluppato insieme al D-Air Lab collegato a Dainese, basato sulla tecnologia utilizzata per proteggere i grandi campioni del motociclismo.

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La sicurezza sul lavoro corre veloce. Il safety jacket, nato nel 2017 dalla collaborazione tra EnelD-Air Lab collegato a Dainese, un marchio storico nell’abbigliamento protettivo per lo sport, è già a disposizione di alcuni dipendenti del Gruppo per la prima fase di test.

Grazie alla capacità di riconoscere in millesimi di secondo un urto o una caduta, la giacca protegge chi la indossa gonfiando speciali airbag attorno al corpo. Un mix di componenti elettroniche e pneumatiche nate dalla tecnologia D-Air, esempio di made in Italy di successo, che mette a frutto anni di esperienza al servizio di grandi campioni del motociclismo e dello sci, come Valentino Rossi e Matthias Mayer.

Adottate per i primi test nell’ottobre dello scorso anno, i primi 20 dispositivi consegnati a marzo ai colleghi italiani delle business line Rinnovabili, Distribuzione e Generazione di Enel, verranno gradualmente aumentati e distribuiti a tutte le country del nostro Gruppo, portando a termine le tre fasi sperimentali previste dal progetto.

Per Attilio Cherubini, responsabile Health Safety Environment and Quality di Enel, si tratta di un’iniziativa trasversale - sviluppatasi inizialmente in ambito Global Thermal Generation - che permetterà di compiere un passo avanti nella sicurezza non solo delle utility, ma anche di molti altri settori industriali.

“L’innovazione tecnologica va cercata in campi dove è più avanzata, come il Moto GP. Il nostro scopo è di trasversalizzare i prodotti più efficaci su differenti business line, operando anche come osservatorio verso il mondo industriale scientifico”

Attilio Cherubini, responsabile Health Safety Environment and Quality Enel

 

Tecnologia d’avanguardia

Al progetto safety jacket partecipano medici e docenti di medicina del lavoro dell’Università Alma Mater di Bologna e del Policlinico Sant’Orsola. Enel ha indicato alcuni requisiti in base ai quali è stato realizzato il prototipo, oggi in sperimentazione in azienda sia per l’ergonomia sia per il funzionamento sul campo. Maurizio Rossetto, responsabile Health and Safety della divisione HSEQ di Enel, considera il safety jacket un esempio di “vestito intelligente” ed è facile capire perché: tre accelerometri e tre girometri forniscono dati costantemente analizzati dall’elettronica del dispositivo che, tramite un algoritmo, è in grado di rilevare anomalie di movimento e attivare immediatamente l’airbag per proteggere torace, schiena e collo. Grazie a questa reazione, le conseguenze fisiche dell’impatto si riducono in modo molto significativo.

Anche per quanto riguarda design e usability, il safety jacket può contare su una progettazione accurata e su programmi di simulazione adottati nel settore automotive. Gli elementi finiti degli airbag sono ottimizzati per garantire la massima protezione delle parti vitali sia in caso di cadute entro i 2 metri (per le quali non è previsto l’uso delle imbragature), sia contro i possibili urti a effetto pendolo cui sono esposti i lavoratori a quote superiori (per le quali è invece prevista l’imbragatura).

“Il safety jacket si affianca e lavora con altri dispositivi di sicurezza, non li sostituisce. Noi non ci accontentiamo di adeguarci alle regole di sicurezza vigenti, ma guardiamo al futuro utilizzando il meglio che la tecnologia può offrire per la sicurezza di tutti i lavoratori”

Maurizio Rossetto, responsabile Health and Safety della divisione HSEQ di Enel

 

A confronto con gli sport del rischio

L’aspetto più originale del progetto consiste nel confronto tra le esigenze di protezione sul lavoro e i rischi presenti negli sport estremi: gli urti in regata possono avvenire a 50 nodi sull’acqua, nella discesa libera di sci a 150 km all’ora, nel motociclismo addirittura a 350 km all’ora. La rapidità di risposta è fondamentale tanto quanto la resistenza dei dispositivi di protezione. Ecco perché Enel ha scelto di collaborare con Dainese, prima società al mondo ad aver inventato, nel 1978, il paraschiena per il campione del mondo di motociclismo Barry Sheene. Il modello ha rappresentato un’autentica rivoluzione per il settore ed è stato perfezionato nel corso degli anni, finendo per essere esteso ad altre discipline veloci come la mountain bike down hill e lo sci alpino.

Il passo successivo è stato il lancio, nel 2007, del D-Air, il primo dispositivo di sicurezza con protezioni airbag e a controllo elettronico, messo a disposizione del pilota Marco Simoncelli nel Gran Premio classe 250 di Valencia. La sua adozione si è rivelata subito provvidenziale contro gli incidenti di due piloti in classe 125, Simone Grotsky Giorgi e Michael Ranseder.

Il D-Air ha vinto anche il Premio Italiano della creatività per l’introduzione di tecnologie e materiali innovativi. Nel 2011 la Federazione Internazionale Sci ha firmato un protocollo per lo studio dell’applicazione del sistema D-Air alle discipline sciistiche più veloci.

Grazie al coordinamento con l’unità Project Synergy di Safety, guidata da Lara Santarcangelo, il D-Air Lab collegato a Dainese è ora impegnato nella messa a punto finale del safety jacket, utilizzando i dati provenienti dall’esperienza sul campo dei lavoratori di Enel. 

“La fase di zero test consiste nell’indossare il safety jacket nelle attività aziendali quotidiane, valutandone il comfort, la portabilità e l’interfaccia con gli altri dispositivi di sicurezza. Al suo interno vengono registrati dati che, attraverso un’operazione di data logging, sono poi trasmessi a D-Air Lab per un progressivo perfezionamento”

Lara Santarcangelo, responsabile unità Project Synergy di Safety
 

L’adozione del nuovo smart wearable è un traguardo ormai vicino. Questa volta, però, il vincitore non sarà uno soltanto: in Enel innovazione e sicurezza corrono insieme.

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