Women in Tech, il futuro non fa paura

Women in Tech, il futuro non fa paura

A Roma la quarta edizione dell’evento organizzato da Enel Digital Solutions per aiutare a colmare il divario di genere nelle professioni tecnico-scientifiche: premiata la piattaforma Work Wide Women, vincitrice della challenge lanciata da Enel per le startup al femminile

Water and food engineer, human-robot educator, tech-ethics engineer. Hanno nomi strani e affascinanti le professioni del futuro, incastri di parole da decifrare per capire il mondo nuovo che verrà. La quarta rivoluzione industriale è solo all’inizio, i robot diventeranno un’abitudine, due bambini su tre domani faranno lavori che ancora non esistono. Eppure, per le ragazze, una certezza c’è e si chiama STEM.

L’acronimo per molte di loro è ancora oscuro, come dimostra il sondaggio per alzata di mano fatto tra le centinaia di studentesse di scuole medie e superiori che hanno riempito l’auditorium Enel il 17 aprile. L’appuntamento era Women in Tech, l’evento organizzato per il quarto anno consecutivo da Enel Global Digital Solutions per aiutare a colmare il divario di genere nelle professioni tecnico-scientifiche.

 

I nuovi posti di lavoro STEM: un’occasione per tutti

STEM sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics, i percorsi di studio che le ragazze continuano troppo spesso a ignorare tagliandosi fuori dalle professioni emergenti di oggi e prevalenti di domani. Ma se il futuro è un’ipotesi, giornate come Women in Tech aiutano a renderlo un po’ meno buio. Come? Raccontando storie di successo al femminile, offrendo modelli di ruolo positivi, suggerendo anticipazioni sul lavoro che verrà, premiando chi si impegna su diversità e inclusione. Il tutto sotto gli occhi di Pepper, il robot protagonista già l’anno scorso, in questa edizione stranamente silenzioso dopo che una delle relatrici, guardandolo, ha chiesto: “Chi istruisce i Pepper di oggi? E chi istruirà quelli di domani?”. Già, se i codici dei software vengono scritti prevalentemente da uomini, come si può pensare che la tecnologia del futuro diventi più inclusiva?

“Entro il 2025 in Europa nasceranno 7 milioni di posti di lavoro prevalentemente in ambito scientifico e tecnologico” ha spiegato in apertura Carlo Bozzoli, Direttore Global Digital Solutions del nostro Gruppo: “se le ragazze non sfrutteranno questa opportunità non sarà un problema solo per loro ma anche per il mondo delle aziende”. Nella sua “fotografia di un mondo che cambia” Bozzoli ha invitato a non spaventarsi per il futuro, perché con la trasformazione digitale i posti di lavoro aumenteranno e “con i robot nascerà una nuova collaborazione”. Secondo Luisa Arienti, Amministratore Delegato di SAP Italia, “in questa rivoluzione digitale voi ragazze avete la possibilità di bruciare le tappe, dipende solo da voi, non esistono traguardi che non si possano raggiungere”. Un esempio? Luisa Spagnoli, imprenditrice illuminata nata da una famiglia povera, o l’attrice hollywoodiana Hedy Lamarr, ideatrice di un brevetto che ha anticipato l’attuale tecnologia wireless. Role model femminili ai quali, nel corso della giornata, se ne sono aggiunti altri, dalla chimica Marie Curie alla biologa Barbara McClintock, dalla neurologa Rita Levi Montalcini all’astrofisica Margherita Hack.

 

Storie di successo al femminile

Nomi entrati nella storia che hanno accompagnato storie di successo in carne ed ossa. Sei manager che, partendo dalla propria esperienza, hanno regalato altri consigli preziosi. Lucia Chierchia, Managing Partner di Gellify, ha inviato le ragazze a “seguire il proprio sogno” perché “la vera startup siete voi” in un mondo nel quale si dovrà continuare a studiare e saranno richieste competenze sempre più ibride e skill multiformi. Anche Floriana Ferrara, Master Inventor di IBM Italia, ha invitato a non avere paura del cambiamento perché nasceranno professioni che oggi non conosciamo e che Marina Ruggieri, docente di telecomunicazioni all’Università di Roma “Tor Vergata”, ha provato ad anticipare. Non è un caso che molte siano legate al cambiamento climatico, un problema che la “generazione Greta” ha capito essere incombente e allarmante: per esempio, l’ingegnere della sostenibilità delle risorse (water and food engineer) o l’esperto delle conseguenze matematiche dallo scioglimento dei ghiacci (polar engineer); e ancora il body engineer, che studierà il corpo umano come nodo della Rete, lo human-robot educator, che faciliterà la collaborazione con i robot e il tech-ethics engineer, che analizzerà le implicazioni etiche della trasformazione tecnologica.

“Imparare sarà la vostra forma di libertà anche dai condizionamenti” ha spiegato Katia Sagrafena, co-fondatrice di Vetrya, azienda con il 47% di presenza femminile, mentre Claudia Pingue, General Manager di PoliHub, l’incubatore di startup del Politecnico di Milano, ha ricordato che “per le donne l’imprenditorialità è un’opportunità, non un bisogno come per gli uomini”. Monica Parrella, Direttrice generale del personale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha ricordato i rischi di stereotipi e pregiudizi (bias) di genere amplificati dai social network che possono condizionare i Pepper di domani. 

 

Women in Tech: l’importanza di fare network

L’ultima storia è quella di Linda Serra, co-fondatrice di Work Wide Women, la piattaforma di social learning vincitrice della challenge Women in Tech lanciata a fine novembre dal nostro Gruppo sulla piattaforma Open Innovability. Una web community, un’app per il networking e un videogame pensati per invogliare le ragazze ad avvicinarsi al mondo STEM. “Uno strumento che, con un approccio semplice e divertente, aiuta a fare network tra donne proprio come fanno gli uomini con il calcetto” ha spiegato Giulia Genuardi, Responsabile Sustainability Planning & Performance Management di Enel, prima della premiazione con la firma simbolica di un assegno di 20mila dollari non simbolici che aiuteranno a far crescere il progetto. “La diversità di pensiero è una ricchezza anche se le donne non sono dei diversi” ha detto il responsabile Innovability del nostro Gruppo Ernesto Ciorra consegnando il premio.

L’ultimo consiglio è arrivato da Nicoletta Rocca, Responsabile People and Organization di Global Digital Solutions, con parole che lasciano il segno: “Ragazze, la sindrome della principessina è una fregatura: lottate anche per le altre donne, il network funziona meglio”.

Insieme è meglio, aiuta anche a non avere paura del futuro. Perché, come ricorda Margherita Hack, “sulla vita non c’è nulla da temere, solo da capire”. 

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