La globalizzazione 4.0 salverà il clima

Pubblicato lunedì 28 gennaio 2019

“Con i rapidi progressi tecnologici della quarta rivoluzione industriale saremo in grado di utilizzare nuovi sistemi per monitorare, verificare e comunicare l’avanzamento delle azioni globali, regionali e industriali per il clima”

– Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del WEF

L’energia si trasforma

La parola chiave per capire il settore dell’energia oggi è “trasformazione”: non solo la transizione verso le fonti rinnovabili, ma anche i progressi nello storage, cioè i sistemi di accumulo dell’elettricità, la progressiva elettrificazione, la decentralizzazione della produzione e la digitalizzazione delle reti di distribuzione. Tutti strumenti utili per la riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera.

Diversi studi (come quelli della New Climate Economy e della Energy Transitions Commission, citati da Schwab) dimostrano che questa trasformazione non solo favorisce il clima, ma lo fa senza costi aggiuntivi, anzi generando crescita economica e posti di lavoro.

Rinnovabili, il primo passo verso il cambiamento

Della transizione energetica e del suo ruolo per il clima si è discusso nella sessione “Realizing the Energy Transition”, moderata da Jules Kortenhorst, CEO del Rocky Mountain Institute americano, alla quale ha partecipato anche il nostro CEO Francesco Starace.

Starace ha sottolineato il ruolo decisivo dell’innovazione tecnologica (in particolare per quanto riguarda la digitalizzazione e la scienza dei materiali), grazie alla quale la rivoluzione sta procedendo più rapidamente di quanto si possa percepire.

Anche dal punto di vista economico Starace osserva una tendenza positiva: non solo le energie pulite stanno decarbonizzando il sistema energetico, affermandosi sempre più grazie alla loro competitività sul mercato, ma creano anche posti di lavoro che possono attrarre chi proviene da altri settori. Inoltre, la diffusione delle rinnovabili riduce la volatilità dei prezzi e favorisce l’elettrificazione di settori come i trasporti e il riscaldamento, a tutto vantaggio dell’ambiente.

“La transizione energetica sta sfumando i confini che erano netti fra il settore dell’energia e altre industrie. Oggi abbiamo molto più in comune con l’industria dell’automobile, con quella dei semiconduttori per via dei pannelli fotovoltaici e con quella chimica per le batterie”

– Francesco Starace, CEO di Enel

L’ottimismo di Starace è condiviso da Christiana Figueres, Founding Partner dell’organizzazione Global Optimism, secondo cui siamo nella direzione giusta per salvare il clima anche se occorre accelerare in alcuni campi (in particolare per contrastare la deforestazione): il bicchiere è mezzo pieno e abbiamo gli strumenti per riempirlo del tutto. Un esempio significativo sono gli incredibili progressi di Cina e India nel passaggio dal carbone alle energie pulite: le cause sono principalmente le pessime condizioni sanitarie nelle metropoli altamente inquinate, ma le conseguenze sono un vantaggio per tutti.

Si sono dette fiduciose anche María Fernanda Suárez, ministro dell’energia e delle risorse minerarie della Colombia, e Vicki Hollub, CEO della Occidental Petroleum Corporation, ma hanno ricordato come le fonti fossili continueranno ad avere un ruolo importante ancora per molti anni: a loro parere occorre dunque ridurre le emissioni anche in questi settori, attraverso la CCS (Carbon Capture and Storage, cioè cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica), una strada molto costosa e, secondo Starace, non economicamente sostenibile.

Al dibattito è intervenuto anche Jeff Radebe, ministro dell’energia del Sudafrica, spiegando come il suo Paese, anche se ancora dipendente dal carbone per la generazione di elettricità, ha imboccato con decisione la strada della transizione verso le rinnovabili.

La soluzione al cambiamento climatico è la collaborazione

Anche se tutti gli osservatori sono d’accordo sulle grandi opportunità offerte dalla globalizzazione 4.0, occorre agire in fretta sulla riduzione delle emissioni per contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali, come raccomandato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Come? Secondo Schwab la via è rafforzare le collaborazioni internazionali: un punto di vista condiviso da molti dei partecipanti al forum. A livello di governi questo significa in primo luogo accelerare la messa in pratica degli accordi di Parigi, nonostante il ritiro deciso dal governo degli Stati Uniti (assente anche da Davos).

Altrettanto importanti sono le collaborazioni fra pubblico e privato – come lo stesso WEF – e quelle tra privati, per esempio l’Alliance of CEO Climate Leaders (a cui aderisce anche Francesco Starace): un’associazione di top manager industriali che, dal 2015 a oggi, è riuscita a ridurre nel complesso del 9% le emissioni delle rispettive aziende. A novembre, in occasione della COP24 di Katowice, l’associazione ha inviato ai leader mondiali una lettera aperta invitandoli alla collaborazione: insieme possiamo fermare il riscaldamento globale.

L’appello dei post-millennials

A Davos l’urgenza dell’impegno per il clima è stata ribadita anche da chi il futuro lo abiterà da protagonista. Una tavola rotonda animata da sei post-millennials è stato uno degli eventi più significativi del forum e ha trasmesso un messaggio inequivocabile ed emozionante. Una ragazza irachena, tornata dagli Stati Uniti nel suo Paese devastato dalla guerra per contribuire a ricostruirlo, ha dichiarato che gli investimenti dovranno andare nella direzione di un futuro pulito e sostenibile. E una giovane ragazza svedese, già attiva in politica, si è rivolta idealmente a tutti i decisori del mondo con parole molto nette: “Fate di più per il clima oppure fatevi da parte”.