Open Africa Power, l’energia è giovane

Open Africa Power, l’energia è giovane

La nuova edizione del corso di formazione rivolto ai giovani africani più promettenti nel settore dell’energia, promosso da Enel Foundation insieme ad atenei italiani e africani

Christine è una studentessa dello Zimbabwe che sogna di lavorare nel campo della politica energetica ed è impegnata ad aumentare il coinvolgimento delle donne nel settore. Ujunwa, nigeriana, è una specialista di finanza dello sviluppo e si occupa di investimenti in energie pulite per un’azienda privata. Kwadwo è un ingegnere ghanese e lavora al Ministero dell’energia del suo Paese per lo sviluppo delle rinnovabili.

Si muovono nei locali della sede centrale di Enel, a Roma, insieme ai loro 13 compagni di avventura, con la curiosità di chi scopre una realtà nuova ma anche con la consapevolezza di chi conosce il settore. Guardano, fotografano, ascoltano con attenzione i tecnici delle control room che li aggiornano sulle più avanzate innovazioni tecnologiche.

Sono alcuni dei 16 “finalisti” di Open Africa Power 2019, il corso di formazione rivolto ai giovani africani più promettenti nel campo dell’energia, giunto alla seconda edizione e organizzato da Enel Foundation in collaborazione con prestigiosi atenei italiani e africani: Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, SDA Bocconi di Milano, Venice International University, Florence School of Regulation, Strathmore University di Nairobi, Università di Addis Abeba.

Il corso, che ha come sottotitolo “Forging a new Generation of African leaders in the Energy sector”, è rivolto a laureati africani, con master o Phd, e ha lo scopo di formare una classe di esperti di energia nei vari aspetti (ingegneristico, legale, economico-finanziario), con particolare attenzione alle fonti rinnovabili. Secondo Carlo Papa, direttore di Enel Foundation, può rappresentare una grande opportunità, perché oggi non più di un centinaio di persone sono leader nel settore dell’energia in Africa.

 

Europa e Africa, un destino comune

Nel 2050 la popolazione africana raddoppierà ed entro il 2100 quadruplicherà, arrivando a 4 miliardi di abitanti. Una crescita demografica spettacolare, accompagnata da un altro dato significativo: un’età mediana di appena 19,4 anni. Inoltre, secondo la Banca Mondiale, solo il 43% degli africani ha oggi accesso all’energia: un grande aumento rispetto al 15% del 1990, ma una cifra ancora troppo bassa. Giovani, tanti, con scarso accesso all’energia: questi sono gli africani di oggi.

Per promuovere uno sviluppo sostenibile in Africa, come ha ricordato la presidente di Enel Patrizia Grieco parlando agli studenti del corso alla SDA Bocconi di Milano, uno dei fattori più potenti è la formazione che, come l’energia, è uno strumento di prosperità. In questo contesto è fondamentale il ruolo dell’Europa e in particolare dell’Italia, ponte naturale verso l’Africa. Open Africa Power, che intreccia formazione ed energia, si inserisce appunto in questa vocazione. Perciò durante il corso è stata presentata la ricerca “Italy as an international education hub to support Africa’s sustainable future”, condotta dall’Africa Lab della Bocconi in collaborazione con Enel Foundation. La ricerca dimostra che, considerato l’aumento della popolazione previsto per il continente africano e la sua struttura demografica, la domanda di educazione terziaria in Africa crescerà in modo spettacolare. Un fatto è certo: il futuro dell’Europa sarà strettamente legato allo sviluppo sostenibile dell’Africa. Nelle parole di Patrizia Grieco, che presiede anche il Comitato Scientifico di Enel Foundation, “siamo come due gemelli che condividono lo stesso destino”.

 

L’Africa nella realtà del Gruppo Enel

Secondo João Duarte, vicedirettore di Enel Foundation, Open Africa Power ha raggiunto una considerevole notorietà in tutto il continente, dimostrata dalle più di 400 candidature da più di 37 paesi presentate alla edizione 2019 che si è conclusa con il modulo italiano. Questo rafforza la presenza del Gruppo Enel in Africa: per il gas abbiamo licenze esplorative in Algeria, mentre Enel Green Power è attiva in Sudafrica e sta avviando progetti in Marocco, Zambia, Etiopia, Egitto e Kenya.

E possiamo fare ancora molto: ne sono convinti gli studenti del corso. Mehari, ingegnere etiope, ricorda le grandi potenzialità del suo Paese per le energie pulite (solare, eolico, idroelettrico e geotermico), e spera che il percorso già iniziato con Enel Green Power possa proseguire.

Nita, avvocatessa del Burkina Faso, spiega che nel suo Paese il 90% dell’energia arriva dalle biomasse e nelle zone rurali solo il 4% della popolazione ha accesso all’elettricità. Il governo sta avviando una politica di incentivi per favorire le fonti rinnovabili, in particolare per valorizzare le enormi risorse solari: Nita si augura quindi di vedere la nostra presenza anche dalle sue parti. Evan, ingegnere kenyano, pensa anche al possibile contributo del nostro Gruppo in materia di reti grazie alla nostra esperienza sia nella trasmissione e distribuzione, in un sistema energetico sempre più multicentrico e meno verticale, sia per le microreti nelle zone isolate.

 

Il mercato dell’energia dalla teoria alla pratica

Il primo dei quattro moduli in cui è articolato il corso era iniziato a gennaio ad Addis Abeba. Temi la digitalizzazione, gli aspetti regolatori ed economici delle reti e delle fonti rinnovabili. I 60 partecipanti (per un terzo ragazze) erano stati selezionati su base rigorosamente meritocratica.

Già dai primi giorni è stato evidente che l’utilità dell’evento andava oltre i programmi delle lezioni: uno degli aspetti più importanti per gli studenti è la possibilità di incontrarsi e creare una rete. E i frutti si sono subito visti: un gruppo di ragazze etiopi ha colto l’occasione per fondare l’associazione “Ethiopian Women in Energy” perché “un’organizzazione così ancora mancava”.

Il secondo modulo, tenuto dalla Florence School of Regulation in modalità a distanza, ha riguardato gli aspetti normativi e regolatori che possono favorire l’accesso universale all’energia sostenibile. Alla fine, i 16 studenti più meritevoli (9 ragazzi e 7 ragazze) sono stati ammessi al terzo modulo, organizzato in Italia dal 24 giugno al 5 luglio, cominciato con una settimana di corsi e workshop nelle università italiane partner del progetto (compresa una tappa a Torino per l’Italian Tech Week, dove i ragazzi hanno incontrato i rappresentanti del settore dell’alta tecnologia italiana e presentato i propri progetti con dei veri e propri “pitch”).

A seguire, un giro di visite ai nostri impianti di produzione di energia: dalla centrale geotermica di Larderello a quella idroelettrica di Castel Giubileo, da quella termoelettrica di Civitavecchia a quella eolica di Collarmele, dall’impianto di distribuzione dell’Aquila alle control room della sede di Roma. Molti degli studenti, colpiti dalla varietà delle tecnologie, raccontano di aver apprezzato in particolare questa fase del corso e, in generale, l’impostazione che affianca una parte teorica a una pratica: un aspetto poco considerato nelle esperienze accademiche precedenti. Così come sono stati interessanti gli eventi a margine, fra cui un incontro al Ministero degli Esteri con ambasciatori e rappresentanti diplomatici in Italia dei loro Paesi. Il programma si è concluso con un incontro istituzionale all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) dove i partecipanti hanno approfondito la conoscenza del modello italiano del settore.

Duarte sottolinea i progressi rispetto all’edizione precedente di Open Africa Power: i partecipanti sono raddoppiati, la percentuale di dottorandi o dottorati è salita dal 33% al 44%, alla lista degli atenei italiani coinvolti si è aggiunta la Venice International University e il Ministero degli Esteri ha rafforzato il suo sostegno. Il prossimo anno si punta anche al Sudafrica, con studenti ancora più numerosi.

Intanto è iniziato il percorso finale dedicato ad un meccanismo di “give back” attraverso cui gli studenti, tornati nei loro Paesi, si impegneranno in azioni concrete per condividere quello che hanno imparato e implementarlo in possibili progetti. Meriam, giovane marocchina, ha iniziato a condividere le sue esperienze sui social media già durante le due settimane di permanenza in Italia. Ilrshaad, mauriziano, si è già proposto per fare da mentore e insegnare nel suo Paese tutto quello che ha imparato, anche attraverso una iniziativa imprenditoriale. Gli studenti sono diventati professori. 

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