Mini-idro: l'energia che non ti aspetti

Pubblicato venerdì, 18 aprile 2014

L'energia idroelettrica presenta vantaggi ben noti, anche al di là del fatto che si tratta di una fonte rinnovabile e teoricamente inesauribile. Non ha emissioni di alcun tipo, accresce la sicurezza energetica e riduce la bolletta nazionale, perché diversifica le tecnologie e diminuisce le materie prime importate. Inoltre, più delle altre fonti di energia, consente una corretta gestione della rete elettrica. E, per finire, sistemi idroelettrici ben progettati hanno effetti positivi sull'ambiente, soprattutto per i corsi d'acqua a regime torrentizio e in aree montane, dove contribuiscono efficacemente alla salvaguardia del territorio e consentono un uso diversificato e più oculato delle acque.

Enel detiene storicamente competenze tra le maggiori al mondo nel settore idroelettrico, con un gran numero di centrali di ogni tipologia e taglia gestiti in Europa, in Nord America e in America Latina.

Ma l'impegno del Gruppo è costante tanto per l'ulteriore sviluppo del settore, quanto per l'innovazione finalizzata a ottimizzare l'efficienza e la sostenibilità ambientale di ogni singola realizzazione.

Di grande interesse, al riguardo, l'attività relativa agli impianti di piccola taglia, che per il ridottissimo impatto ambientale sono quelli di maggiore interesse in Europa (dove sarebbe problematica la realizzazione di centrali con grandi bacini di accumulo) e che, anche nei Paesi in via di sviluppo, presentano il vantaggio di bassi investimenti iniziali e grande numero di siti disponibili.

In questo campo Enel vanta una apprezzata attività di innovazione che di recente ha registrato una forte accelerazione. Come dimostrano, per fare solo pochi esempi, in Italia le centraline di Trezzo d'Adda e Borgo Mozzano, progettate per ottimizzare il "deflusso minimo vitale" (Dmv), e quella di Campiglio, basata sulla tecnologia VLH (Very Low Head), in grado di sfruttare dislivelli di pochissimi metri.

Di rilievo anche il gran numero di nuove realizzazione, tra le quali ricordiamo la centralina di Dobšiná III in Slovacchia, i vari impianti in costruzione in Brasile, dove – date le caratteristiche dell'idroelettrico locale, anche impianti di decine di MW sono considerati "di piccola taglia" - e i numerosi rinnovamenti di vecchi impianti in Italia, come quello di Bardonecchia del 1921 e di Sparonne, del 1923.