Il calore della Terra, un'energia con un grande futuro

Pubblicato giovedì, 30 aprile 2015

Nei prossimi anni il mondo trarrà sempre più energia dal calore della terra. È quanto emerso dal World Geothermal Congress, l'appuntamento quinquennale (tenutosi quest'anno a Melbourne, in Australia) che coinvolge operatori del settore provenienti da tutto il mondo, per una “cinque giorni” di sessioni tecniche che comprendono un gran numero di papers (nel 2010 furono oltre 1000) su scienza, tecnologia, business e società. In base ai dati illustrati al congresso da Ruggero Bertani, specialista del settore ingegneria e costruzioni di Enel Green Power, nel mondo ci sono attualmente 12.635 MW di capacità installata geotermica. Un dato considerevolmente aumentato rispetto a dieci anni fa (quando erano 8.933) e che continuerà a crescere a ritmi vertiginosi nei prossimi anni: la proiezione per il 2020 stima infatti oltre 21.400 MW a livello globale.

L'Italia, ed in particolare Enel Green Power, giocano un ruolo fondamentale in questo processo. Grazie alla società del gruppo Enel dedicata alle energie rinnovabili l'Italia è infatti il primo paese in Europa per capacità installata geotermica e il sesto a livello mondiale. Un primato basato su ragioni storiche e tecnologiche. L'Italia è il Paese dove l'energia geotermica è stata sfruttata per la prima volta a fini industriali. Sono passati oltre 100 anni da quando in Toscana, a Larderello, si riuscì ad accendere cinque lampadine grazie alla trasformazione in energia elettrica della forza del vapore proveniente dal sottosuolo. Da allora, l'area del Monte Amiata è divenuta un distretto geotermico di rilevanza mondiale: dal 2000 a oggi è stato visitato da oltre 150 delegazioni internazionali (tra le altre Cile, Stati Uniti, Indonesia, Cina, Giappone) che hanno visto da vicino il mix di innovazione e sostenibilità sviluppato da Enel Green Power.

Un binomio che ha portato alla realizzazione di importanti traguardi, in Italia e non solo. L'impianto EGP di Stillwater in Nevada (Stati Uniti)è il primo progetto ibrido al mondo di energia rinnovabile, che unisce la capacità di generazione continua della geotermia (ciclo binario a media entalpia) con la capacità di picco del solare.

La tecnologia di media entalpia a ciclo binario, tra le più avanzate a livello mondiale, è utilizzata anche negli impianti di Salt Wells in Nevada e di Cove Fort nello Utah, e quest'ultimo ha recentemente ottenuto il premio Energy Innovator of the Year per il contributo fornito allo sviluppo del settore nello Stato americano grazie agli elevati standard tecnologici dei suoi pozzi.

Se negli Usa la geotermia Enel si sposa con il fotovoltaico, in Italia il connubio è con le biomasse. Da qualche mese EGP ha avviato in Toscana, accanto all'impianto geotermico di Cornia 2, la costruzione di una piccola centrale alimentata da biomasse a filiera corta, prodotte in un raggio di 70 km dalla sua collocazione. Anche in questo caso si tratta del primo esemplare al mondo di impianto ibrido geotermia/biomasse. Un filone che Enel sta sviluppando con successo: la compresenza di più tecnologie permette infatti di aumentare la produzione di energia rinnovabile avvalendosi delle stesse infrastrutture e di sfruttare al meglio le peculiarità di ogni tecnologia, riducendo al minimo gli inconvenienti derivanti dalla ridotta programmabilità di fonti come eolico e solare.