Sbagliando si innova? La rivoluzione di My best failure

Pubblicato lunedì 24 ottobre 2016

“My Best Failure incarna il nostro spirito Open Power. Spingersi alla ricerca di prodotti e soluzioni nuove significa correre il rischio di sbagliare, avere il coraggio di battere strade non conosciute”

– Ernesto Ciorra, Direttore Innovazione e Sostenibilità di Enel

La forza di My best failure è innanzitutto nel cambiamento di mentalità che pone il miglioramento continuo come obiettivo comune del nostro lavoro quotidiano e afferma che il successo di oggi è importante solo se pone le basi per raggiungere quello di domani.

Che vinca il miglior errore

My Best Failure permette a chi lavora in Enel di votare gli errori dei colleghi ritenuti più utili e premiarli.

È un contest fuori dagli schemi per valorizzare chi tra noi è capace di cogliere l’insegnamento che viene dall’insuccesso o dall’errore e lo utilizza per migliorare il proprio lavoro e proseguire lungo la strada del cambiamento e dell’innovazione.

Gli autori dei primi dieci “errori di successo” sono stati premiati all’inizio di settembre. Lavorano in Italia, Grecia, Russia e America Latina e hanno ricevuto in premio l'opportunità di collaborare con una delle startup partner di Enel o in un'unità del Gruppo diversa da quella di appartenenza come riconoscimento e incoraggiamento all'apertura dimostrata verso novità e cambiamento.

“Chi non ha mai commesso un errore non ha mai sperimentato nulla di nuovo”

– Albert Einstein

Alcuni vincitori di My Best Failure hanno già cominciato a godere del loro premio. I primi due, Angelo Crivellari e Ilias Meligkovas, rispettivamente originari di Reggio Emilia (Italia) e Atene (Grecia) e provenienti da e-distribuzione ed Enel Green Power Hellas, per un mese lavoreranno presso due delle società che fanno parte dell’ecosistema di open innovation di Enel, startup con le quali collaboriamo nel processo di innovazione dell’intera azienda.

Non temiamo l’errore perché sappiamo che il nostro compito è proprio quello di aprirci alla novità e che l’innovazione in grado di cambiare il mondo comincia anche da qui: da un modo nuovo e aperto di guardare al proprio lavoro.